Prato, migliorano i conti del Comune, che però deve riscuotere 197 milioni
La giunta ha presentato la relazione di inizio mandato. L’avanzo è di 41 milioni, in leggero aumento rispetto al 2024, ma occhio ai crediti di dubbia esigibilità
PRATO. Il Comune chiude il rendiconto 2025 senza disavanzo, con una cassa in aumento, un debito finanziario in sensibile diminuzione e tutti i parametri ministeriali di deficit rispettati. È il punto di partenza della relazione amministrativo-finanziaria di inizio mandato appena redatta dalla nuova giunta Biffoni. Ed è il rendiconto dal quale dipenderà la possibilità di trasformare i programmi in fatti concreti.
La relazione di inizio mandato certifica un risultato positivo di amministrazione complessivo di 182 milioni e 675mila euro. Una cifra imponente, che però va letta con attenzione. Non si tratta infatti di una disponibilità di denaro liberamente spendibile nella sua interezza: oltre 111 milioni sono accantonati, 25,5 milioni sono vincolati a specifiche destinazioni e 4,6 milioni sono riservati agli investimenti. La vera quota disponibile, cioè quella sulla quale l’amministrazione può decidere con maggiore libertà politica, è pari a 41 milioni e 38 mila euro. È comunque una somma rilevante, leggermente superiore ai 40,5 milioni del giugno 2024. Il fondo di cassa al 31 dicembre 2025 ha raggiunto 134 milioni e 420mila euro, contro i 123,6 milioni dell’anno precedente. Significa che il Comune dispone di una capacità di pagamento robusta e che non ha dovuto ricorrere ad anticipazioni di tesoreria per far fronte alle proprie obbligazioni. In sintesi, si tratta di un elemento tutt’altro che secondario in una fase nella quale molti enti locali devono fare i conti con tensioni di cassa, rincari e trasferimenti statali non sempre certi e incassati. Ancora più evidente è la riduzione del debito da finanziamenti. In un solo anno il debito residuo è passato da 63 milioni a 48,4 milioni di euro: quasi 14,6 milioni in meno, con un taglio del 23 per cento. Il debito pro capite si ferma a 246,79 euro per abitante e l’incidenza degli interessi passivi sulle entrate correnti è appena dello 0,76 per cento, lontanissima dal limite del 10 per cento previsto dalla normativa vigente. Dietro questi numeri c’è anche una scelta di estinzione anticipata di mutui per oltre 8,3 milioni, che alleggerirà il peso degli anni successivi. Prato si muove bene anche i tempi di pagamento. Secondo il report appena pubblicato, le fatture commerciali vengono liquidate mediamente con 16,14 giorni di anticipo rispetto alla scadenza, migliorando ulteriormente il dato del 2024, quando l’anticipo medio era di quasi otto giorni.
I parametri ministeriali danno poi un giudizio netto: Prato non presenta alcun indicatore di deficitarietà strutturale. Non c’è disavanzo da ripianare, non risultano anticipazioni chiuse solo contabilmente, la sostenibilità del debito è ampiamente sotto soglia e i debiti fuori bilancio riconosciuti nel 2025 sono contenuti in poco più di 35mila euro. Anche la spesa per il personale, pur attestandosi su 43,7 milioni lordi, resta entro i limiti fissati dalla legge: il suo peso effettivo sulle spese correnti è del 18,52 per cento. Il quadro economico appare positivo, ma non privo di questioni che meritano attenzione. I residui attivi, cioè le somme accertate e in bilancio ma ancora da incassare, sfiorano i 197 milioni di euro. Il Comune ha accantonato prudentemente 103,7 milioni nel Fondo crediti di dubbia esigibilità, proprio per non spendere risorse che potrebbero non arrivare. È una scelta contabile necessaria e responsabile, ma indica quanto sia decisiva la capacità di riscuotere davvero tributi, sanzioni, canoni e crediti maturati. Al netto del fondo, i crediti residui restano pari a 93,2 milioni, in crescita rispetto ai 78,7 milioni dell’anno precedente. Un altro dato da seguire è quello dei residui passivi, saliti da 45,3 a 66 milioni di euro. Non si tratta di debiti scaduti, ma comprendono impegni di spesa che seguono i tempi normali di realizzazione dei servizi e degli investimenti. Anche il Fondo pluriennale vincolato per gli investimenti cresce fino a 72,9 milioni: denaro già destinato a opere e interventi per gli anni successivi. La sfida, dunque, ora non sarà soltanto tenere in ordine i conti, ma accelerare la capacità di realizzazione. In questo contesto entra la Tari, la tassa sui riifuti. La relazione indica per il 2026 un gettito previsto di 55 milioni e 399 mila euro, con copertura integrale del costo del servizio. La cifra è identica a quella prevista per il 2025: nel documento, quindi, non compare l’ aumento complessivo del gettito per il 2026. L’aumento si è già prodotto negli anni precedenti: dai 42,2 milioni del 2021 ai 55,4 milioni del 2025, con una crescita di oltre 13 milioni, pari a circa il 31 per cento.
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