Il Tirreno

Prato

Il caso

Bastione delle Forche, altra proroga: agonia di un cantiere

di Mario Neri
Bastione delle Forche, altra proroga: agonia di un cantiere

Firmato un nuovo rinvio di 90 giorni. Simbolo di un’Italia impantanata nei cavilli

2 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Il Bastione delle Forche somiglia sempre meno a un cantiere e sempre di più a un genere letterario. Un romanzo amministrativo a puntate, con colpi di scena minimi e proroghe massime. L’ultima, formalizzata il 27 febbraio, concede altri novanta giorni: fine lavori spostata al 1° giugno 2026. Ancora tre mesi in più, dopo i sessanta già accordati a fine dicembre. Un restyling nato nel 2017 e diventato, anno dopo anno, un’agonia procedurale.

Il progetto era semplice sulla carta: recupero del Bastione, demolizione dell’ex edificio artigianale, costruzione di un ristorante–caffetteria panoramico, restauro della palazzina ottocentesca per uffici pubblici. Un’operazione da circa 1,6 milioni di euro, aggiudicata nel 2019 con un ribasso del 39 per cento. All’epoca sembrava un affare. Poi sono arrivate le varianti: nel 2023 una perizia da oltre 380mila euro più Iva. Il quadro economico si è gonfiato, il cronoprogramma si è allungato, le transenne sono rimaste. Le motivazioni dell’ultima proroga hanno il tono sommesso della normalità italiana. Un vecchio contatore elettrico, rimasto al suo posto per mesi, ha impedito di completare le murature del ristorante e i rilievi per gli infissi. Lo spostamento è avvenuto solo ai primi di febbraio. Poi il meteo avverso, che in inverno è una notizia meno sorprendente dei gavettoni a Ferragosto. Cause non imputabili all’impresa, si precisa. Parere favorevole del direttore dei lavori. Accoglimento del Rup. Tutto regolare, tutto timbrato.

Ma la regolarità, a volte, è il problema. Perché questo cantiere, entrato nel settimo anno di vita, è diventato un piccolo paradigma: progettazioni ottimistiche, interferenze non risolte, enti che non si parlano, varianti che inseguono imprevisti, proroghe che diventano struttura e non eccezione. Intanto il Comune è in gestione commissariale. Il Bastione doveva essere un belvedere sul Bisenzio, un segnale di rinascita urbana. È diventato il teatro della liturgia burocratica: richieste protocollate, autorizzazioni incrociate, richiami al codice degli appalti. Ogni passaggio è corretto, ogni passaggio è lento. E nel frattempo la città aspetta.

Non c’è scandalo, non c’è tragedia. C’è la sensazione che l’opera pubblica italiana non inciampi per grandi errori, ma si consumi in una sabbia fine di cavilli, competenze frammentate, responsabilità diluite. Il Bastione è lì, fermo e prorogato, a raccontare che il problema non è il cantiere. È il sistema che lo circonda. 

Primo piano
Sos criminalità

Rapina in villa a Capalbio, coppia sequestrata e tenuta in ostaggio per un'ora da quattro banditi armati di pistola

di Ivana Agostini
Speciale Scuola 2030