Il Tirreno

Prato

L’inchiesta

Prato, la quarta sezione del carcere della Dogaia nuova centrale dello spaccio. E quel “boss” che usa i sicari violenti per riscuotere i debiti

di Mario Neri
Prato, la quarta sezione del carcere della Dogaia nuova centrale dello spaccio. E quel “boss” che usa i sicari violenti per riscuotere i debiti

Droga introdotta con droni, telefoni clandestini, violenze commissionate contro chi non paga la droga: la Procura di Prato ricostruisce la nuova organizzazione che controlla traffici e intimidazioni nel carcere

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PRATO La quarta sezione della media sicurezza è diventata il nuovo baricentro del “sistema Dogaia”. Da lì passano droga, ordini, pagamenti. Una centrale dello spaccio, uno spaccio dell’illegalità. Una geografia gerarchica interna che non compare sulle mappe ufficiali del penitenziario pratese, ma che le indagini stanno ricostruendo pezzo per pezzo. Secondo la Procura di Prato, quella sezione è oggi la principale centrale di approvvigionamento e traffico di cocaina e hashish dell’istituto. A gestire il racket sarebbe un detenuto indicato come collettore della rete, capace di mantenere contatti con l’esterno attraverso microtelefoni e applicazioni di messaggistica, di coordinare e indirizzare forniture che arrivano anche con droni e consegne indirette. Le quantità introdotte, in alcuni casi, arrivano a decine di grammi di cocaina e a diverse centinaia di grammi di hashish per singolo carico.

Il sistema non si regge solo sul commercio. Ma sulla forza. Chi non paga viene minacciato, picchiato, vessato. Le aggressioni vengono commissionate ad altri detenuti, sicari retribuiti con dosi di stupefacente, scrive il procuratore Luca Tescaroli nell’ultima nota. Due reclusi, schiacciati dai debiti e dalle intimidazioni, hanno raccontato agli investigatori come funziona la catena di approvvigionamento, e consentendo di ricostruire la nuova struttura dello spaccio dopo le operazioni dello scorso anno.

Da quando Tescaroli ha aperto il fascicolo sulla Dogaia, il carcere è entrato in una fase di esposizione continua. Prima i sequestri di telefoni e droga, poi i blitz del giugno e del novembre 2025, con perquisizioni estese a interi reparti e centinaia di detenuti controllati. Quelle operazioni avevano smantellato altre centrali di traffico, soprattutto nelle sezioni sesta e ottava. Ora le indagini indicano che il mercato si è ricomposto altrove, spostando il fulcro proprio nella quarta sezione.

La sequenza dei fatti degli ultimi mesi mostra la pressione che continua a salire dentro l’istituto. Aggressioni e abusi (anche sessuali) tra detenuti, pestaggi legati ai debiti di droga, telefoni che riappaiono nelle celle nonostante i sequestri. E poi episodi di violenza contro il personale e tensioni ricorrenti nelle celle, segnali di un equilibrio instabile che le perquisizioni straordinarie non hanno ancora spezzato.

Le indagini si muovono su più piani. Il Nucleo investigativo regionale della polizia penitenziaria lavora insieme a squadra mobile e carabinieri. Sono state eseguite nuove perquisizioni mirate nella quarta e nella quinta sezione, alla ricerca di telefoni, stupefacenti e materiali utilizzati per occultarli. Dalle attività investigative emerge anche le vulnerabilità della struttura. I rifornimenti arrivano con droni che sorvolano il perimetro e rilasciano plichi nelle aree di passeggio o vicino alle finestre delle celle. Pacchi destinati ai detenuti vengono utilizzati per introdurre stupefacente nascosto negli indumenti. I colloqui restano un altro canale di ingresso.

Per questo la Procura indica una serie di interventi ritenuti necessari di fatto lanciando un nuovo appello al Dap e al ministero della Giustizia: reti anti-lancio su tutte le finestre, sistemi antidrone, schermatura delle comunicazioni telefoniche e controlli radiologici per chi rientra dai permessi o dal lavoro esterno, oltre al rafforzamento dei controlli su pacchi e colloqui. Non è la prima volta che il procuratore lancia il suo grido d’allarme, ma il “sistema Dogaia” – nonostante i blitz – resta in piedi. Anzi, si evolve. Cambia forma per sopravvivere. Le centrali di spaccio vengono colpite, altre si riorganizzano. I telefoni vengono sequestrati, altri ricompaiono. La quarta sezione è solo l’ultima casella di una mappa che continua a muoversi, sposta le tessere per ricomporre lo stesso puzzle di criminalità.

È su questa mappa che Tescaroli sta lavorando da mesi, seguendo un filo che parte dai primi sequestri e arriva fino alle collaborazioni dei detenuti minacciati. Un lavoro di scavo lento, che sta portando alla luce la struttura di un potere interno capace di controllare spazi, uomini e flussi di denaro. Dentro la Dogaia, l’inchiesta procede. Da fuori, la sensazione è che le nude mura del carcere nascondano uomini fuori controllo.

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