L’editoriale
Prato, condannato il figlio dell’ex sindaco per il crac della Sasch
Giacomo Cenni è stato riconosciuto colpevole di bancarotta fraudolenta dopo 10 anni di processo
PRATO. La Sasch di Roberto Cenni è fallita nel 2011; tre anni dopo l’allora sindaco ha ricevuto un avviso di garanzia per bancarotta fraudolenta; nel 2016 ha patteggiato una condanna a due anni di reclusione con la sospensione condizionale della pena; infine giovedì, 14 anni dopo i primi avvisi di garanzia e dopo 10 anni di processo, il figlio di Roberto, Giacomo Cenni, è stato condannato a tre anni di reclusione, sempre per la bancarotta fraudolenta del Gruppo Sasch.
Queste le tappe di un procedimento penale che all’epoca fece scalpore e che adesso si fatica a ricordare. Un esito che dimostra, a prescindere dalle ragioni di accusa e difesa, quanto può essere lenta la giustizia in Italia e in particolare a Prato.
La condanna di Giacomo Cenni, che era uno dei quattro imputati nel processo, ha destato una certa sorpresa perché lo stesso pubblico ministero ne aveva chiesto l’assoluzione. Il collegio presieduto da Matteo Cavedoni è stato invece di altro avviso.
Gli altri tre imputati sono stati assolti o prosciolti. Assolto per non aver commesso il fatto Fabrizio Viscomi, che all’epoca era membro del collegio sindacale; non doversi procedere per intervenuta prescrizione gli amministratori Carlo Mencaroni e Antonio Campagna. Per loro è passato troppo tempo e la giustizia si è dovuta arrendere all’evidenza.
Del resto anche per l’allora sindaco Roberto Cenni la Procura attese la fine del mandato per depositare la richiesta di rinvio a giudizio.
