Prato, tre detenuti continuavano a gestire il traffico di droga in carcere coi droni: arrestati
Il blitz della polizia penitenziaria ha portato alla scoperta di tre smarphone, caricabatterie e armi rudimentali in una cella
PRATO. Nonostante la maxi-operazione dello scorso 22 novembre, nel corso della quale polizia, carabinieri, guardia di finanza e polizia penitenziaria perquisirono le celle che ospitano i 564 detenuti presenti nel carcere della Dogaia alla ricerca di droga e telefoni cellulari, tre detenuti hanno tentato di continuare a gestire il traffico di droga nel carcere, utilizzando droni manovrati da complici all’esterno.
Lo ha scoperto oggi, 29 novembre, la polizia penitenziaria e ne dà conto il procuratore Luca Tescaroli in una nota.
I tre detenuti di origine campana, di 26, 29 e 36 anni, reclusi nella sesta sezione della casa circondariale, sono stati trovati in possesso di telefoni cellulari, caricabatterie, un tirapugni, tre punteruoli, una lama rudimentale, un paio di forbici e farmaci la cui detenzione non è consentita. Tutti e tre sono stati arrestati.
I tre occupano la cella 147, quella già individuata come il centro dei traffici di droga alla Dogaia. Mentre la polizia penitenziaria monitorava le chiamate fatte con gli smartphone clandestini da quella cella, sono stati avvistati alcuni droni che si muovevano intorno al carcere, probabilmente per fare delle “consegne”.
Un episodio che conferma quanto sia radicato nella casa circondariale di Maliseti lo spaccio di droga e le comunicazioni proibite con l’esterno.
A puntare il dito contro i tre detenuti arrestati oggi è stato un altro detenuto che ha deciso di collaborare ed è stato inserito in un programma di protezione. Il detenuto ha raccontato di aver visto i tre mentre telefonavano e ha spiegato che i tre gestiscono il traffico di droga e la fornitura di armi rudimentali all’interno del carcere, i punteruoli che poi vengono usati nelle risse tra detenuti e in certi casi anche nei confronti della polizia penitenziaria.
