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Carmignano, si apre il sipario sul San Michele e i rioni incantano il pubblico

di Walter Fortini

	Un momento della festa di San Michele
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Un momento della festa di San Michele

Sabato sera nella prima di cinque corse del palio dei ciuchi ha avuto la meglio il fantino dei verdi. Stasera il verdetto dei giurati esterni sul teatro in strada

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CARMIGNANO. Applausi per tutti e qualche asso che non ti aspetti nel primo dei tre giorni di San Michele a Carmignano: la festa del teatro corale in strada e del palio dei ciuchi iniziata sabato, proseguita ieri pomeriggio per poi celebrare il gran finale stasera, 29 settembre.

Quattro rioni in gara, quelli in cui si divide il capoluogo e le due frazioni più vicine, che per lunghi notti nei mesi prima della festa diventano la casa dei contradaioli, intenti prima a pensare e poi ad allestire le sfilate. 

Verdi e gialli la dedicano quest’anno alle donne: donne vittime di violenze, donne che hanno dovuto combattere pregiudizi e discriminazioni, donne generose. I bianchi raccontano - anche loro con una voce femminile, quella della compagna Giulia Nannini -  l’ispirazione carmignanese del commediografo Augusto Novelli, autore nel 1908 della celeberrima “Acqua Cheta”: nella prima discesa in piazza appare la loro, forse, la sfilata meglio costruita, con i tempi giusti, costumi curatissimi, colonne sonore che ‘parlano’ e carri dal grande impatto, vere macchine teatrali. I celesti, bella la rappresentazione, stupiscono soprattutto per l’originalità del soggetto: una sfilata  ambientata nell’anno 2075 e dedicata all’essenza eterna della Resistenza, un monito contro le dittature che possono sempre all’improvviso tornare a fare capolino, una sfilata dedicata a chi ancora oggi viene silenziato per le sue idee da un sistema che teme la verità, cancella la memoria o brucia i libri e a chi non ha abbassato la testa, nemmeno di fronte alla morte. 

Ebbene sì, la festa anche quest’anno non ha deluso e non ha mancato di stupire i tanti che hanno assiepato, fin dalla prima sera, la centralissima piazza Vittorio Emanuele II, con due grandi schermi offerti in soccorso a chi non è riuscito a guadagnare una posizione centrale. Otto euro per entrare, altri dieci o quindici per chi preferisce un posto in tribuna. Due ore di spettacolo, mezz’ora a rione, lo storico speaker della festa Stefano Fatighenti a trascinare la folla e poi il palio dei ciuchi, in una formula rinnovata: non tre ma cinque corse in tre giorni, un po’ più di un giro di piazza a volta (anziché due, senza dunque cambio dei ronzini a metà percorso), i ciuchi come al solito sorteggiati prima di ogni gara e la corsa di sabato che si è risolta in un testa a testa tra verde e celeste. Distanti meno di una incollatura anche all’ultima curva, l’ha spuntato il primo:  dietro al celeste, più distanti, bianco e giallo. Con quattro corse ancora da disputare tra la domenica e il lunedì tutto però può ancora cambiare. Chiusi in cassaforte invece i giudizi dei giurati esterni, cinque a sera ed addetti ai lavori, che decreteranno la contrada premiata per il teatro in strada.

La verde contrada dell’arte, prima sabato a sfilare, ha portato in scena la storia di Nella Borchi, carmignanese contemporanea a cui il paese ha dedicato anni fa una via: una vita, la sua, spesa per gli altri, con quel “Cuore senza confini” che ne diventa il titolo, raccontata assieme alla storia delle due amiche Teresa e Giulia scomparse troppo presto, la prima per la violenza di alcuni giovani fascisti che ne volevano abusare e la seconda sotto le bombe degli alleati. Un inno a sconfiggere la solitudine con la generosità e a rompere le gabbie vivendo oltre la rabbia. Alla regia Andrea Bruni, già vittorioso l’anno scorso. 

I gialli, guidati dal riconfermato Rosario Campisi, con “Te lo do io il boogie woogie” hanno costruito il loro teatro attorno alla viva voce, registrata, di Anna e con lei ripercorrono, con sapienti intarsi, alcuni momenti della storia del paese e la sua vita, che può essere quella di tante altre donne. Il racconto di Anna, spiegano i rionali, è una storia che non fa rumore, eppure ti resta dentro come il profumo del pane. 

Del racconto di Augusto Novelli fatto dai bianchi, guidati ancora una volta da Lorenzo Tarocchi e che diventa pure una riflessione sull’amore, la perdita e il potere salvifico della memoria, ti restano addosso  la maestosità del grande carro che si apre e diventa uno spaccato del teatro Alfieri di Firenze (dalla galleria al dietro le quinte), i costumi ma anche i testi, la mimica perfetta come quella di tutte le contrade e alcuni artifici quasi cinematografici.  

I celesti, con “Opzione Z” e il regista Lorenzo Ulivagnoli che è al suo primo San Michele, confermano la collaudata bravura nell’occupare ed animare lo spazio scenico della piazza ma scelgono un binario completamente diverso: non memorie ma un futuro che parla del presente (e in fondo anche del passato), un futuro immaginario ma forse neppure troppo. Protagonista è Tommaso, che sfida un sistema che vorrebbe cancellare i ricordi e la storia e bruciare perfino i libri per anestetizzare qualsiasi barlume di pensiero libero rendendo tutto il mondo grigio e opaco. Morirà. Ma le sue idee continueranno a vivere  
   
La piazza forse ha giò fatto la sua scelta. Stasera sapremo chi avrà fatto davvero breccia nei giurati.

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