Il Tirreno

Prato

La polemica

Prato, dopo 81 anni l’eccidio del Castello continua a dividere destra e sinistra


	Il Castello dell'Imperatore subito dopo la guerra
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Il Castello dell'Imperatore subito dopo la guerra

Marta Logli (Pd) contro la messa per le vittime promossa da Forza Italia, mentre i neofascisti del circolo Etruria 14 plaudono all’idea della deputata Erica Mazzetti

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PRATO. Passati 81 anni, la Storia continua ancora, puntualmente, a dividere la destra dalla sinistra. In particolare su quello che è ricordato come l’ “Eccidio del Castello”, nove esecuzioni sommarie di fascisti o presunti tali avvenute al Castello dell’Imperatore il 7 settembre 1944, all’indomani della liberazione di Prato. A innescare la polemica è stato l’annuncio di una messa in suffragio delle vittime, oggi nella basilica delle Carceri, promossa dalla deputata Erica Mazzetti (Forza Italia).

«Le parole dell’onorevole Mazzetti creano solo confusione e rischiano di offendere la memoria collettiva della nostra città – dice ora Marta Logli, componente della Direzione nazionale del Partito democratico – Non si può mettere sullo stesso piano chi scelse di stare dalla parte della libertà, lottando e pagando con la vita, e chi fu strumento di oppressione e di violenza. Mazzetti quando dice di “volere superare insieme le cicatrici della storia” con una messa lancia un messaggio fuorviante, perché l’unico vaccino politico che abbiamo contro il fascismo è la storia, la conoscenza dei fatti. Ne esiste uno fondamentale che deve essere ricordato: la Corte di Assise di primo grado del Tribunale di Firenze – con sentenza del 27 marzo 1953 – condannò Marcello Tofani, detto Tantana, per la sua azione omicida. È questa condanna a rendere da tempo ricucite quelle ferite cui oggi pare richiamarsi in modo strumentale Mazzetti, perché la giustizia del nostro Stato, quello democratico e laico nato dopo la dittatura fascista e l’occupazione nazista, seppe riconoscere immediatamente la colpevolezza e punirla secondo la legge. La Resistenza ha riconsegnato al Paese la democrazia e la Costituzione, ricordarlo è un dovere civico e istituzionale».

«Per questo oggi – aggiunge Logli – è ancora più importante continuare a sostenere, anche nelle scuole e nei nostri territori, quelle associazioni e quelle realtà che da anni lavorano per tramandare la memoria e la coscienza storica alle nuove generazioni. Non dimentichiamo che il governo Meloni, proprio nell’anno in cui corre l’ottantesimo anniversario della Liberazione d’Italia dal regime nazi-fascista, ha disposto di tagliare i fondi alle associazioni dei perseguitati politici antifascisti e a quelle degli ex deportati nei campi nazisti, così esponendole al rischio concreto della chiusura, per mancanza di risorse: realtà che da anni lavorano per tramandare la memoria alle nuove generazioni attraverso la conoscenza della storia».

«La verità storica non può essere piegata a convenienze di parte – conclude Logli – Lo dimostra anche la scarsa partecipazione degli esponenti della destra locale alle celebrazioni del 6 settembre a Figline. La memoria non può essere usata a intermittenza o per provocare. Non tutti stettero dalla parte giusta della storia. E questo, a Prato come in Italia, non possiamo e non dobbiamo dimenticarlo, perché l’Italia nasce dalla Resistenza al fascismo e al nazismo».

Chi plaude invece all’iniziativa della deputata Mazzetti sono i neofascisti del Circolo Etruria 14. «Come dice Erica – scrivono – la città ha bisogno di pacificazione, e chiediamo allora alla deputata, visto anche il suo ruolo istituzionale, di farsi promotrice di un’iniziativa che renderebbe davvero palese quantomeno il ricordo di questa triste pagina di storia, ovvero la deposizione di una targa in memoria delle vittima della furia assassina rossa». 

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