La protesta
Denisa e il flop delle telecamere: a Prato una richiesta più “leggera” di quella per Kata a Firenze
L’opposizione torna all’attacco della giunta e chiede la convocazione della commissione per far luce sull’accaduto
PRATO. Non si placa la polemica sul flop delle telecamere di sorveglianza che ha rallentato le indagini sull’omicidio di Maria Denisa Paun, la trentenne romena scomparsa la sera del 15 maggio da Prato e il cui corpo senza vita è stato trovato mercoledì 4 giugno a Montecatini. Sul caso torna il consigliere comunale Leonardo Soldi, capogruppo della lista Gianni Cenni sindaco, ma anche la Procura.
Nei giorni scorsi il Comune aveva fatto sapere in via informale che il problema nell’acquisizione delle immagini riprese dalle telecamere era dovuto all’eccessiva mole di dati richiesti dagli inquirenti. Ma la Procura oggi fa sapere che, a differenza di quanto era stato scritto, i dati richiesti al Comune di Prato sono inferiori a quelli richiesti due anni fa a Firenze nel caso della sparizione della piccola Kata dall’ex hotel Astor. A Firenze le immagini sono arrivate, a Prato arrivano col contagocce.
«La drammatica vicenda di Maria Denisa Paun Adas, culminata con la confessione di un duplice omicidio, ha messo a nudo una realtà inquietante: il sistema di videosorveglianza comunale di Prato non è in grado di reggere sotto pressione – scrive il consigliere Soldi – Come ha denunciato il procuratore Tescaroli, se i filmati fossero stati consegnati nei tempi richiesti, “il caso sarebbe stato risolto almeno dieci giorni prima”. Una frase gravissima che dovrebbe scuotere le coscienze, soprattutto di chi amministra questa città. Nel mio precedente comunicato avevo sottolineato quanto fosse fondamentale intervenire tempestivamente per salvare una vita, quando ancora si sperava che la ragazza fosse in pericolo ma viva. Oggi, alla luce della confessione e del ritrovamento del corpo, voglio ribadire l’importanza della celerità nei tempi anche per un’altra ragione: dieci giorni sono tantissimi. Più passa il tempo, più si rischia che un colpevole possa rendersi irreperibile. Il sindaco Ilaria Bugetti, nei post pubblicati sui suoi canali social, si è lasciata andare a discorsi molto retorici, ma a noi interessa più la concretezza. È troppo comodo affidarsi alle emozioni e alle dichiarazioni di principio quando, nei fatti, non si è vigilato sul buon funzionamento dell’unico sistema di prevenzione reale a disposizione della città. Un sistema fragile, che va in crisi ogni volta che viene messo sotto stress. Quando un sistema di sorveglianza non funziona, i primi a capirlo sono spesso i criminali. L’assenza di un disincentivo diventa automaticamente un incentivo a delinquere; così il nostro territorio diventa più appetibile di altri per commettere reati. Vale la pena ricordare che, oltre alla geolocalizzazione tramite celle telefoniche, questo caso è stato risolto anche grazie ad alcune telecamere di videosorveglianza, in particolare quelle private. Questo dimostra chiaramente che strumenti di questo tipo sono fondamentali per risolvere concretamente i crimini, ma anche – e soprattutto – per prevenirli. Ed è proprio in questo senso che voglio segnalare che: dal 3 settembre 2024 giace all’ordine del giorno del Consiglio Comunale una mozione presentata dal capogruppo della Lega, Stanasel, per istituire un’anagrafe della videosorveglianza privata nel territorio comunale. Una proposta concreta, utile, sensata, che è stata totalmente ignorata dalla maggioranza. In Consiglio si preferisce spesso parlare del sesso degli angeli, mentre documenti come questo – realmente strategici per la sicurezza urbana – restano fermi nei cassetti. Eppure il sindaco, in occasione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica del 18 luglio 2024, riunito a seguito dell’aggressione con accoltellamento di un cittadino cinese e dell’incendio di un’attività commerciale in località Macrolotto, aveva assunto l’impegno ufficiale a rafforzare la rete di videosorveglianza, parlando di “progettualità in corso”. Ma allora, cosa è stato fatto da allora a oggi? Nulla che abbia impedito il blocco del sistema e il conseguente rallentamento di un’indagine su un omicidio. Come gruppo consiliare Lista Civica Gianni Cenni Sindaco, ci siamo già attivati. Il consigliere comunale Lorenzo Frasconi ha richiesto ufficialmente nei giorni scorsi al presidente della Commissione competente la convocazione urgente per fare piena luce su quanto accaduto. Vogliamo sapere da quanto tempo il Comune era consapevole dei limiti tecnici del sistema, perché non sia stato fatto nulla per risolverli, e chi porta la responsabilità di questo fallimento».
Fratelli d’Italia rincara la dose col capogruppo Tommaso Cocci. «Quanto emerso in queste ore dalla Procura di Prato è gravissimo e non può passare sotto silenzio – dice Cocci –Se il sistema di videosorveglianza comunale avesse funzionato pienamente, il caso della giovane Denisa Maria Paun avrebbe potuto essere risolto almeno dieci giorni prima. Questo ritardo, queste inefficienze e questa gestione opaca delle immagini non sono degne di una città come Prato».
«Come già sollevato dal collega Soldi, è inaccettabile che ci siano state difficoltà ad accedere alle immagini, telecamere fuori uso, server saturi e software inadeguati. Parliamo di 200 telecamere, 5 server e oltre 200 terabyte di dati: un patrimonio pubblico che va gestito con rigore, non con superficialità o scaricabarile».
«Il Comune di Prato, che secondo quanto riportato ha ritardato la consegna del materiale video e parlato genericamente di "enorme mole di dati”, deve spiegare ai cittadini: quante telecamere funzionano davvero? Quante sono spente o non operative da mesi? Quanti soldi sono stati spesi per un sistema che poi non funziona nei momenti cruciali? E perché queste inefficienze emergono solo quando c’è una tragedia?».
Cocci annuncia inoltre di aver depositato un formale accesso agli atti per ottenere la mappa completa del sistema di videosorveglianza, i costi sostenuti, i contratti di manutenzione, e lo stato di funzionamento di ogni singola telecamera. «Il Comune di Prato deve smetterla di fare propaganda e iniziare a rispondere, tecnicamente e politicamente. La sicurezza urbana non è solo una questione di telecamere: è una questione di responsabilità, trasparenza e buon governo».
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