Gioco
Forza Italia: «Gli ispettori di “Lavoro sicuro” non provano lo sfruttamento a Prato»
L’accusa della deputata Mazzetti e dell’ex assessore Milone dopo l’inchiesta della Reuters
PRATO. Sovrapposizione di ruoli, burocrazie che cozzano fra di loro, controlli che diventano evanescenti. Almeno in parte. L’indagine messa in moto dall’agenzia di stampa Reuters sulle aziende della moda fra Prato e Firenze appicca l’incendio a quello che Aldo Milone, ex assessore pratese e oggi membro di Forza Italia, ha detto solo pochi giorni fa. «Hanno creato caos e confusione sui controlli di regolarità alle aziende e non si viene a capo dei veri problemi sui lavoratori clandestini e sullo sfruttamento lavorativo nel distretto tessile», afferma Milone. Sotto accusa verrebbe a trovarsi il gruppo di ispettori del lavoro messo in piedi dalla Regione nel progetto “Lavoro sicuro”, cosa diversa dal gruppo di controllo interforze, che da dieci anni si muove nelle aziende dei pronto moda e confezioni pratesi e fiorentine alla ricerca delle irregolarità e della messa a punto di piani di sicurezza attendibili. Il problema vero, secondo sia l’indagine giornalistica sia le parole dell’esponente di Forza Italia, sarebbe quello delle mansioni conferite al gruppo di ispettori di “Lavoro sicuro”, compiti che «accertano solo infrazioni amministrative, come l’impianto elettrico a norma e altre inadempienze, ma che non vanno a fondo del sistema di illegalità nello sfruttamento del lavoro e nell’evasione contributiva con lavoratori a nero e fuori regola. Tutte cose che diciamo da molto tempo, ma inascoltate», prosegue l’esponente azzurro, passato alla storia pratese ormai con l’appellativo dello “sceriffo”. Come riporta Reuters, analizzando i documenti e, soprattutto, parlando con gli addetti e gli operai delle aziende terziste che lavorano nell’indotto dell’alta moda, i controlli che verrebbero effettuati periodicamente sono parziali e tacciono di problematiche evidenti. Ma la Reuters parla degli audit interni, controlli privati che sono cosa ben diversa dai controlli fatti dalla polizia municipale. Sempre secondo la Reuters, non sarebbe raro il fatto che le aziende terziste, molte di queste cinesi, verrebbero avvertite prima dei controlli, anche in questo caso degli audit interni. Ciò nonostante, secondo Aldo Milone «il progetto Lavoro sicuro dimostra tutto il suo fallimento, tanto che gli ispettori della Regione vengono accompagnati dalla polizia municipale sui luoghi dove fare i controlli. Ma gli agenti non possono entrare nei capannoni e quindi sfuma tutto; non si hanno controlli sulle persone, sulla loro regolarità e sul lavoro nero». Poi arriva la sovrapposizione di incarichi. «Proprio così – dice Milone – perché la dove sono passati gli ispettori di Lavoro sicuro, non passano i gruppi interforze e quindi non si scoprono davvero se ci sono lavoratori clandestini e condizioni di sfruttamento». Il tiro adesso si alza. La deputata Erica Mazzetti chiede addirittura l’intervento della magistratura pratese a far chiarezza su quanto sta avvenendo. «A seguito di questa indagine, chiediamo un intervento della magistratura su tutta l’attività di controllo degli ispettori della Regione, unitamente a un potenziamento della sicurezza sui luoghi di lavoro, per il rispetto della persona e delle norme ambientali, una richiesta che porteremo avanti anche a livello parlamentare», fa sapere la deputata in una nota di Forza Italia. Forza Italia rincara la dose e va giù duro: «Allo stesso modo, bisogna fare chiarezza sui controlli degli ispettori del progetto Lavoro sicuro, che, a quanto pare, avrebbero sorvolato sullo sfruttamento dei lavoratori, ma bisogna chiarire anche perché la polizia municipale non sia entrata nei capannoni. Quali indicazioni avevano ricevuto in tal senso e da chi? Noi qualche idea l’abbiamo e si può racchiudere nel fatto che l’identificazione dei lavoratori avrebbe comportato un rallentamento dei controlli degli ispettori della Regione che erano interessati solo a sanzionare i titolari per le violazioni della normativa sugli impianti elettrici».
«Sono pronto a un confronto pubblico col responsabile del progetto Lavoro sicuro (il dirigente Asl Renzo Berti, ndr) », chiosa Milone.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
