Lutto
Alluvione a Prato un anno dopo: già spesi 12 milioni, mancano quelli dello Stato
Daniele Matteini (Confindustria): «Troppi enti e pastoie burocratiche»
PRATO. In sole sei ore di pioggia, dalle 16 alle 22 del 2 novembre 2023, caddero 180 litri di pioggia per metro quadrato di terreno. Una cifra impressionante d’acqua, dopo giorni e giorni in cui la pioggia aveva battuto forte su Prato e provincia. Terreni impregnati d'acqua, smottamenti, allagamenti c'erano già stati prima di quel terribile pomeriggio e sera del 2 novembre di un anno fa. Da prima della metà del mese di ottobre, allerte e temporali si erano fatti presenti. Eccome.
Poi quel terribile 2 novembre, in cui dal cielo arrivò l’inferno. In poche ore, torrenti e fiumi del pratese tracimarono, come venne giù buona parte dei territori collinari portati a valle dalle ondate tempestose di pioggia. Una valanga di acqua, fango e detriti con una portata e violenza impressionanti. Negli occhi di tutti, restano vivide le immagini e i video della zona di Figline e Santa Lucia, con il torrente Brana e il Bisenzio fuori dagli argini, lanciati sui social già verso le 20 di quel tragico 2 novembre. Immagini che ripresero la furia delle acque che portavano via con sé auto e ogni cosa trovassero di fronte a loro. Il bilancio fu pesantissimo.
A causa dell’alluvione persero la vita Antonio Tumolo, 82 anni, a Figline (il cui corpo venne ritrovato giorni dopo a sei chilometri di distanza dal punto della scomparsa) e Alfio Ciolini, 85 anni, deceduto nella sua abitazione di Montemurlo, sorpreso dalla piena del Bagnolo. Ciolini soffriva di problemi di deambulazione e quella sera non riuscì a ripararsi nei piani alti dell'abitazione. Nella notte fra il 2 e il 3 novembre di un anno fa, morirono anche Tindaro Di Amico, 73 anni, folgorato nella sua casa di Figline mentre tentava di staccare la corrente, e Teresa Pecorelli, 84 anni, morta a Montemurlo per un malore mentre stava cercando di contenere la furia dell’acqua. L'alluvione colpì duramente Prato, Montemurlo, Seano di Carmignano, La Briglia di Vaiano. Soltanto nella provincia pratese rimasero colpiti dall'alluvione 10.145 alloggi, 3.725 imprese e 30 edifici pubblici.
Oggi, a uno anno esatto da quel tragico 2 novembre il bilancio è tutto rivolto a capire quali e quanti lavori sono stati eseguiti per rimettere in sesto il territorio e quanto dei ristori è giunto ai cittadini colpiti dall’alluvione di un anno fa. Sul fronte dei ristori promessi dal governo per il momento non è arrivato niente. La partita è ancora tutta aperta e sui conti correnti dei pratesi per ora sono arrivati i 600 euro stanziati dal Comitato pro emergenze della provincia e i 3000 euro messi a disposizione dalla Regione pagati fino ad ora al 90% degli aventi diritto per un totale di 1500 richieste. E non è detto che chi ha avuto i ristori della Regione possa avere diritto a quelli del governo.
Il Comune di Prato, in soli dodici mesi, ha speso oltre 12 milioni di euro per fronteggiare l’emergenza alluvione del 2 novembre 2023. Sono stati ammessi al rimborso dello Stato poco più di 2 milioni di euro. Oltre 8 milioni di euro del totale sono stati destinati a una quarantina di interventi tra somme urgenze, ripristini e manutenzione straordinaria. Gran parte dei lavori si sono già conclusi, altri sono in corso, altri, invece, sono a fine progettazione o ancora in fase autorizzativa da parte di enti terzi, come la Sovrintendenza ai beni storici. E' il caso del rifacimento del ponte di Figline, dove le spallette furono divelte dalla furia delle acque; qui l'autorizzazione a procedere da parte della Sovrintendenza ai beni storici e artistici deve ancora arrivare.
Un impegno non da poco, quello del Comune per fronteggiare una situazione d'emergenza che un anno fa mutò considerevolmente il disegno del paesaggio. Poi c’è tutta la partita delle imprese. «Le alluvioni del 2023 sono state un dramma terribile per tutta la comunità e un danno incalcolabile per l'economia. Le aziende ancora ne risentono – dice Daniele Matteini, presidente di Confindustria Toscana nord – Per ripartire subito, le industrie hanno attinto dalle proprie risorse, senza le quali sarebbe stata impossibile una ripresa così celere. La parola chiave in tema di sicurezza idrogeologica è prevenzione, in tutte le sue accezioni: dal tema del contenimento dei cambiamenti climatici attraverso la promozione della sostenibilità, fino alla cura del territorio per la mitigazione degli effetti di eventi meteorologici avversi. La manutenzione del territorio sconta, fra gli altri fattori, anche la frammentazione delle competenze, ripartite fra Genio civile, Consorzi di bonifica, Province, Comuni, Regione e per alcuni aspetti anche i privati stessi», conclude il presidente di Confindustria Toscana nord.
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