Alluvione a Prato, quei 60 milioni di danni che le aziende non vogliono. Il motivo? La burocrazia
Prato, i soldi sono ancora fermi sul fondo Simest. A distanza di quasi un anno, ci sono ancora decine di milioni teoricamente a disposizione delle imprese
PRATO. Sono 60 i milioni ancora fermi nelle casse dello Stato pronti per le aziende, anche quelle in conto terzi, alluvionate nel novembre di un anno fa. Dei 100 milioni di euro accordati dal vicepresidente del consiglio Antonio Tajani lo scorso anno, come misura di somma urgenza per il ristoro dei danni alle imprese alluvionate, solo 40 sono quelli erogati fino adesso. Eppure, come dicono anche società che gestiscono bandi e procedure di questo tipo, lo Stato sta velocizzando al massimo i tempi per dare il contributo a fondo perduto sia per i danni a macchinari, prodotti, immobili e per i danni di esercizio economico, così come certificato con l’asseverazione di un commercialista.
Una volta tanto che ci sono disponibilità e tempi accelerati, le imprese non colgono l’occasione. «La procedura è complessa, ma allo stesso lineare e viene compiuta dai nostri professionisti e inviata al ministero competente – spiega Moira Colzi che si occupa dei ristori per aziende di diversi settori – ma ad oggi solo il 40% è stato liquidato. Mancano le domande e ci sono ancora 60 milioni che possono essere riscossi da chi, non solo nel Pratese ma in tutta la Toscana, è stato danneggiato dagli eventi alluvionali di quasi un anno fa».
La possibilità, comunque, è ancora aperta. I fondi Simest, nati per gli investimenti in sostenibilità e digitalizzazione delle imprese, sono ancora disponibili come ristoro ai danni avuti nello scorso novembre. Per accedere al fondo, l’unica condizione necessaria, oltre a quella dei danni causati dall’alluvione con perizia asseverata, è quella che l’azienda interessata o l’ultima azienda della sua filiera produttiva abbia registrato un minimo del 3% di esportazioni nel 2023.
«La misura è stata rivista con il tempo – prosegue Colzi – ed è importante soprattutto per i terzisti, in quanto il dato di export del 3% può essere certificato anche sulla sola azienda finale della filiera. Come dicevo, mancano però le domande. La buona notizia è che il fondo Simest, nella misura appunto dei 100 milioni di euro, resta aperto e verrà prorogato al 2025».
La misura attivata dal vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, se si ricorda, fu annunciata addirittura il 7 novembre 2023, pochi giorno dopo le disastrose alluvioni di Prato e Campi Bisenzio. Una misura di finanziamento a fondo perduto rapidissima che «impiega poco tempo. Se accettata – dice ancora Moria Colzi – la liquidazione con bonifico all’azienda avviene entro 60 giorni».
La domanda da porsi allora è se effettivamente molte aziende, anche di piccole dimensioni, abbiano avuto davvero danni ingenti nell’alluvione del 2023.
Risponde Colzi: «Moltissime aziende hanno avuto danni importanti, ma rinunciano a fare domanda o per disinformazione o per la complessità delle procedure. Ma per tutto questo ci sono agenzie certificate che si occupano di bandi e finanziamenti, come la nostra, che portano in fondo la pratica di ristoro contrattando solo se il ristoro viene erogato». C’è da correre allora per aprire la cassaforte che ha ancora 60 milioni di euro. Per informazioni, le aziende possono scrivere a mcolzi@Lhevo. com.
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