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Incendi, pestaggi, estorsioni: ricostruita la “faida delle grucce” a Prato
In una relazione del procuratore Luca Tescaroli si elencano 11 episodi dell’estate calda nelle aziende cinesi
PRATO. Una vera e propria faida, come nei peggiori scenari di mafia. Questa è, nel racconto del procuratore Luca Tescaroli, quella che abbiamo chiamato la “guerra delle grucce”, un conflitto sordo e spesso lontano dai riflettori che da qualche anno agita la comunità cinese di Prato per il controllo della produzione e della commercializzazione degli appendiabiti nei pronto moda. Ora, per la prima volta, grazie a una relazione inviata martedì dal procuratore al ministero della Giustizia dopo un’interrogazione dei deputati di FdI La Porta e Michelotti, se ne possono ripercorrere le tappe, almeno quelle di cui le forze dell’ordine hanno avuto notizia. Alcune già note, molte altre inedite.
L’incendio del furgone
Si comincia il 5 agosto 2022 alle 23,14 nel piazzale di una ditta in via Traversa del Crocifisso 29. Qui quattro uomini incappucciati, armati di pistole, intimano agli occupanti di un furgone Mercedes Sprinter in uso alla società Acca srl di uscire dal mezzo, che poi viene dato alle fiamme. Un mese prima il titolare della ditta aveva costituito la società Nova Plastica, non ancora operativa, per la produzione di grucce.
La tentata estorsione
Il racconto fa un salto di quasi due anni, fino al 23 aprile di quest’anno, quando un altro imprenditore cinese subisce un tentativo di estorsione: tre uomini gli impongono di comprare grucce da un certo fornitore e al suo rifiuto lo mandano all’ospedale.
Il primo pestaggio
Il 14 giugno e l’8 luglio le attenzioni del gruppo criminale si spostano sul titolare della logistica Shun Da di Huang Kailai, il cui capannone di via Nottingham verrà poi bruciato il 15 luglio: il titolare viene aggredito in due occasioni in via Hermada, a Narnali.
Picchiatori in azione
Il 18 giugno ecco un altro pestaggio, stavolta ai danni di Zheng Haifei, imprenditore con interessi in logistica e grucce, che viene picchiato all’interno del locale M2 di via dei Confini.
Il tentato omicidio
Il 6 luglio l’episodio finora più grave, il tentato omicidio di un imprenditore cinese di 42 anni, già condannato per un omicidio compiuto nel 2006 in Campania, all’interno del locale notturno “Number One” di via Scarlatti. Per quell’aggressione sono stati arrestati cinque connazionali, rintracciati in Calabria e in Sicilia durante la fuga.
Le minacce all’indiano
La situazione precipita rapidamente. Il 13 luglio un autista indiano, dipendente della ditta di trasporti inglese Ell Europe Logistics, viene aggredito all’interno del magazzino Blanc Bleu da cinesi armati di spranghe, che gli impediscono di scaricare e gli intimano di allontanarsi, altrimenti gli avrebbero incendiato il Tir.
L’incendio della Shun Da
Il 15 luglio si arriva all’episodio che fa più scalpore, l’incendio del capannone della Logistica Shun Da di via Nottingham, di cui risultano titolari occulti due cinesi, uno dei quali, spiega il procuratore Tescaroli, è un esponente di primo piano della malavita cinese di Prato. Dagli accertamenti si ricava che l’incendio è partito da un autoarticolato parcheggiato all’esterno.
L’irruzione in azienda
Sono giorni concitati. Il 22 luglio sei cinesi armati di bastoni fanno irruzione nella ditta Moda 8 di via del Beccarello e intimano a tre dipendenti loro connazionali di consegnare tutto il denaro presente sul posto, i tre reagiscono, vengono picchiati ma mettono in fuga i sei.
I falsi corrieri
Il giorno dopo un gruppo di cinesi arriva a bordo di una Bmw X6 e di un furgone rosso davanti alla dittà Alisè di Guangming Yao in via Friuli Venezia Giulia, si presentano come incaricati della ditta di spedizioni “Ouya” e pretendono di portare via 14 scatole di merce pronte per essere spedite in Francia (valore 14.000 euro). Matteo Yao, figlio di Guangming, fa resistenza e viene minacciato. Alcuni dei componenti della spedizione vengono poi arrestati.
La bara accanto all’auto bruciata
L’ultimo episodio citato dal procuratore Tescaroli è quello più eclatante e se vogliamo pittoresco: il 1° ottobre qualcuno dà fuoco alla Hyundai di un imprenditore cinese di Campi Bisenzio, che era parcheggiata davanti al Wall Art Hotel di viale della Repubblica. Accanto alla carcassa dell’auto viene lasciata una vera bara con la foto del proprietario. Un chiaro avvertimento, che secondo gli inquirenti rientra nella “guerra delle grucce”.
Come si vede, una situazione esplosiva, nella quale solo per puro caso finora non ci è scappato il morto.
I pestaggi dei lavoratori in sciopero
Senza contare l’altro fronte, quello dei pestaggi dei lavoratori, spesso pachistani, che chiedono contratti di lavoro regolari nelle ditte cinesi. Per uno di questi, quello avvenuto davanti alla Dreamland di via Galvani l’11 ottobre 2021, due cinesi sono già stati condannati come mandanti e altri due per lo sfruttamento della manodopera. Per altri dieci cinesi accusati di aver partecipato al pestaggio è stata fissata una udienza predibattimentale, che però ci sarà solo il 1° marzo 2027.
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