Gioco
«Cercavo un futuro migliore, a Prato ho trovato la schiavitù»: la denuncia di un giovane operaio
Si aspettava un mondo migliore in Italia, quando è arrivato nel 2019: il racconto sulle condizioni di lavoro nel “distretto parallelo” cinese
PRATO. Si aspettava un mondo migliore in Italia, quando è arrivato nel 2019. «Ho trovato invece la schiavitù», dice Alzhain, 23 anni, pachistano che parla un italiano fluente. Ha preso parte domenica scorsa al corteo a Carmignano contro lo sfruttamento lavorativo in solidarietà dei connazionali che lavorano nelle aziende di Seano. Lui, invece, è in fase di licenziamento da una ditta orientale di pelletteria di Prato che produce borse e zaini per una nota griffe internazionale della moda.
Il racconto
«Adesso lavoriamo 12 ore al giorno su sei giorni lavorativi, ma non ho un contratto di lavoro riconosciuto. Gran parte è a nero, prendo circa 900, 1000 euro al mese lavorando 72 ore la settimana. Stiamo facendo vertenza sindacale, ma rischiamo di perdere il posto di lavoro se l'azienda, come sembra, dovesse chiudere. La griffe della moda non vuole interruzione di lavoro o ritardi nelle commesse, tanto meno aumento dei costi. Credo che ci licenzieranno e l’azienda chiuderà», prosegue il giovane pachistano che, da quanto ammette, di tutto pensava fuorché il sogno dell’Occidente fosse tracciato da tanta fatica e strade sconnesse.
La sua storia
«Ho trovato il lavoro nell’azienda cinese anni fa, tramite dei connazionali, quando sono arrivato in Italia. Non avrei mai pensato, quando sono partito dal Pakistan per crearmi un futuro migliore, che avrei trovato questo mondo in Italia. Posso dire che è una vera schiavitù e se dici qualcosa ti ritrovi senza sostentamento», prosegue Alzhain. La storia del giovane fa da paradigma a quella di tante altre che si trovano fra i giovani pachistani. Molti di loro sono partiti verso l'Italia con in tasca il sogno di un mondo migliore e più giusto, ma senza garanzie che fosse anche reale. La questione che evidenzia la vicenda di Alzhain è sempre la solita; lo sfruttamento lavorativo spesso ha nelle griffe dell'alta moda il vero esecutore materiale di tutta la filiera al ribasso, e cioè ribasso di costi, di diritti, di dignità sul lavoro.
Massimiliano Brezzo, sindacalista membro della segreteria della Camera del Lavoro di Prato, da anni lo dice senza mezzi termini, ossia che senza una legge chiara che colpisca i committenti dei processi che portano allo sfruttamento lavorativo, non si arriverà mai ad affrontare il problema in modo sistematico ed efficace. «Adesso vorrei solo tornare nel mio paese, in Pakistan», esclama Alzhain che ha ormai abbandonato quel sogno di costruirsi un futuro migliore che lo ha spinto a lasciare il suo Paese per raggiungere, non senza fare sacrifici, l’Italia. Un sogno infrantosi contro le regole di un mercato del lavoro sempre più barbaro. Il corteo promosso dopo l’aggressione fatta ai danni dei sindacalisti del Sudd Cobas e dei lavoratori che protestavano per i turni massascranti in alcune aziende di Seano e per i pochi diritti, ha visto la partecipazione di molte autorità e potrebbe rappresentare una svolta anche nei controlli da parte della autorità preposte.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
.png?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=cb58181)