Gioco
Prato, la manifestazione anti-sfruttamento ha spaccato il fronte sindacale
I vertici locali di Cgil e Cisl non ci saranno: «Non condividiamo i metodi del Sudd Cobas»
PRATO. La solidarietà va bene, non si nega a nessuno, ma fare una manifestazione insieme, questo no. Il caso dei lavoratori e dei sindacalisti presi a sprangate martedì notte al picchetto davanti alla confezione Lin Weidong di Seano ha spaccato un fronte sindacale che in realtà su questo tema forse non è mai stato unito. Da una parte il sindacato Sudd Cobas, dall’altra i confederali, in particolare Cgil e Cisl di Prato, che domani pomeriggio, 13 ottobre, non parteciperanno alla manifestazione contro lo sfruttamento indetta dal Cobas proprio a Seano. Ci sarà la Regione, ci saranno i sindaci, il Partito democratico, ci sarà il parroco di San Giusto don Helmut, l’Arci, l’Anpi e tante altre realtà associative, ma non ci saranno loro, i sindacati confederali locali, che pure della lotta allo sfruttamento dovrebbero aver fatto una sorta di ragione sociale.
«Da noi arriva la solidarietà ai lavoratori e anche ai sindacalisti, seppur autonomi – spiega il segretario provinciale della Cisl Fabio Franchi – È un sacrosanto diritto rivendicare i diritti dei lavoratori. Detto ciò, noi non siamo di quella partita, perché c’è un livello di modalità operativa (quello del Sudd Cobas, ndr) che non condividiamo, lo rispettiamo ma non lo condividiamo».
Il metodo in questione è quello dei picchetti, del blocco delle merci, della presenza fisica di notte davanti alle fabbriche, anche nel fine settimana. Un metodo che in un prossimo futuro rischia di diventare reato, ai sensi del nuovo Decreto sicurezza pensato dal governo.
«Noi abbiamo un altro modo di agire, che si differenzia – dice Franchi – Il nostro metodo “tradizionale” sta portando frutti in altre realtà che magari non fanno notizia. E d’altronde, se non veniamo coinvolti dai lavoratori di una certa azienda, in quell’azienda non ci andiamo». Verrebbe da dire che i lavoratori sfruttati bisognerebbe anche andare a cercarli, anziché aspettare che si facciano vivi loro, ma questo è un altro discorso.
Lorenzo Pancini, segretario della Camera del lavoro Cgil, è meno drastico, ma sulla sostanza non arretra.
«Da sempre non aderiamo a manifestazioni indette da altri sindacati – spiega – ma non impediamo ai nostri iscritti di andare. Vorrei fosse chiaro un messaggio: anche se non sbandieriamo i nostri risultati, il nostro lavoro lo facciamo. I lavoratori sfruttati li andiamo a cercare, ma non con le modalità del Sudd Cobas. Abbiamo accolto e sostenuto decine e decine di lavoratori che sono venuti a denunciare lo sfruttamento. Ma non si può chiedere al sindacato si svuotare il mare con il cucchiaino. Il tema non sono le modalità con cui si fa azione sindacale, ma è trovare una soluzione per combattere un fenomeno che ha invaso il territorio. La Cgil c’è da prima dei Cobas, abbiamo cercato soluzioni, ma abbiamo strumenti spuntati. Di fronte a migliaia di imprese e migliaia di lavoratori in grigio o in nero dobbiamo intervenire sui committenti che sono in numero inferiore e fanno investimenti milionari. Invece succede che chiudi una confezione e il giorno dopo riapre con un altro nome e un capitale di 10.000 euro».
E però, nel giro di un paio d’ore da questa chiacchierata, la Cgil regionale ha annunciato che parteciperà alla manifestazione di Seano. Sembrerebbe una palese contraddizione, ma dalla stessa Cgil spiegano che le Camere del lavoro territoriali hanno una certa autonomia e possono decidere come meglio credono.
Intanto il Sudd Cobas festeggia. Il sindacato ha annunciato di aver firmato un accordo per la regolarizzazione dei lavoratori (e la settimana di cinque giorni, 8 ore al giorno) alla Fantasy Belt, una fabbrica in via Galileo Galilei a Seano a pochi passi dalla Confezioni Lin Weidong. «Due giorni fa, prima del l'assalto squadrista al picchetto – spiega una nota – la Confezioni Lin aveva provato a spostare il lavoro proprio lì alla Fantasy Belt. La notizia ci è arrivata da dentro la fabbrica. Dopo pochi minuti eravamo lì a picchettare i cancelli. L'operaio che ci aveva avvisato aveva poi deciso di entrare anche lui in sciopero. Il picchetto è stato smontato dopo l'impegno dell'azienda a regolarizzare il suo contratto e firmare un accodo 8x5. Stamattina l'accordo è stato firmato». Come dire: si può fare.
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