La protesta
Prato, nel carcere della Dogaia 70 detenuti ammassati in cella: «Non si respira»
Pd, radicali e Camera penale: «La situazione è critica»
PRATO. «Siamo al quarto suicidio in otto mesi, senza contare i tentati suicidi, i casi di autolesionismo e le aggressioni al personale. La situazione alla Dogaia è critica». Sono le parole del presidente del consiglio comunale Lorenzo Tinagli al termine della visita che il 15 agosto ha portato alla Dogaia una delegazione composta da rappresentanti della Regione, del Comune di Prato, dalla garante dei detenuti, da membri della camera penale e dei Radicali. Un appuntamento che si ripete ogni anno, così come le richieste di intervento al governo di turno, ma che nel 2024 racconta una situazione scivolata oltre il limite dell’emergenza, tanto che la sindaca Bugetti ha chiesto l’intervento del ministro Nordio e sulle carceri verrà fatto un consiglio comunale straordinario dopo la pausa estiva.
La delegazione ha fatto visita alle sezioni di media e alta sicurezza. «Nel carcere della Dogaia non si respira - racconta il portavoce regionale del Pd e assessore al centro storico Diego Blasi - Ma il problema non sono solo le temperature eccessive, lo sono anche il sovraffollamento cronico, la presenza di cimici e blatte, la carenza di mediatori culturali e di funzionari». «La struttura ospita 576 detenuti (capienza massima 580 ndr) - spiega in una nota Matteo Giusti dei Radicali, presente insieme a Barbara Soldi - tuttavia si registra un sovraffollamento nelle sezioni di media sicurezza, dove circa 70 persone in più rispetto alla capacità massima sono costrette a convivere in spazi angusti. Il 70% dei detenuti in queste sezioni è di origine straniera, molti dei quali soffrono di dipendenze, problemi sanitari e disturbi psichiatrici. L'istituto presenta una grave carenza di personale, con un deficit del 50% tra gli ispettori e del 63% tra i sovrintendenti”. «Il personale penitenziario, pur dimostrando grande dedizione e professionalità, opera in condizioni di grave insufficienza di organico e con fondi limitati - aggiunge Martina Cacciato, consigliera comunale e responsabile diritti civili Pd Prato - Nonostante gli sforzi, il sistema carcerario non riesce a garantire un'adeguata gestione delle persone detenute». In attesa di una risposta Migliorare la condizione di vita di detenuti e operatori, ampliare l’offerta formativa e lavorativa, potenziare le risorse umane, sanitarie e strutturali.
Sono le necessità più impellenti emerse dalla visita cui hanno partecipato anche il consigliere regionale Marco Martini e per la camera penale Elena Augustin, Gabriele Terranova e Sara Mazzoncini. «Di fronte a questo scenario desolante - precisa Blasi - le dichiarazioni dell’onorevole Erica Mazzetti, che ha descritto il carcere de La Dogaia come “tenuto bene”, rappresentano ancora di più in modo drammatico la cecità di una politica che, anziché affrontare con serietà i problemi delle carceri italiane, si limita a rilasciare dichiarazioni superficiali». «Dignità dell’essere umano e diritti dei lavoratori devono essere al centro dell’intervento del Ministero di Giustizia, al quale rinnovo la richiesta di massima attenzione per il carcere della nostra città», aggiunge Tinagli. Mentre a settembre dovrebbero partire i lavori ai locali doccia e alla fornitura idrica, la visita si è conclusa con “la promessa reciproca di aprire tavoli tra la direzione del carcere e le istituzioni - scrive Matteo Giusti - al fine di inaugurare una nuova stagione di cooperazione per migliorare la vivibilità del carcere di Prato”.
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