Un altro suicidio nel carcere di Prato: è il quarto in poco più di sette mesi
Un detenuto tunisino di 35 anni si è tolto la vita: inutili i soccorsi. Da pochi giorni era stato trasferito dal carcere di Pisa
PRATO. Mentre in Parlamento si discuteva il decreto che è stato chiamato forse impropriamente “svuotacarceri”, un detenuto tunisino di 35 anni, Saber Djobbi, ha deciso di svuotare il carcere di Prato nella maniera più atroce: si è impiccato nella sua cella dove era in isolamento, undici giorni dopo il suicidio di un altro detenuto nello stesso carcere. Sono quattro in poco più di sette mesi (65 dall’inizio dell’anno in Italia) e ormai la Dogaia è un caso.
La tragedia
È successo intorno alle 15,30. Da quanto riferiscono i rappresentanti sindacali della polizia penitenziaria, il detenuto era stato trasferito sabato 3 agosto dal carcere di Pisa perché al Don Bosco aveva avuto qualche problema. Sembrava particolarmente agitato, ma non è dato di sapere che cosa lo abbia indotto a suicidarsi. Dall’interno del carcere lo descrivono come un detenuto con evidenti problemi psichiatrici, tanto che quasi subito era stato messo in isolamento. Al momento del suicidio si trovava da solo in cella e per togliersi la vita ha usato un laccio preso dai pantaloni. Il trentacinquenne sarebbe uscito dal carcere nel 2025, ma aveva alcuni processi in corso che potevano tradursi in altrettante condanne.
Lo sconforto degli rappresentanti sindacali
«Ormai il carcere di Prato è andato, lo abbiamo perso – commenta amaramente Ivan Bindo della Uilpa, il sindacato dalla polizia penitenziaria – Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e il Provveditorato regionale in questi mesi hanno fatto come se non fosse mai successo niente. Hanno la forza di mandare certi detenuti qui, quelli con problemi psichiatrici, ma non hanno la forza di garantire condizioni dignitose a loro e alla polizia penitenziaria».
La visita
Nei giorni scorsi la deputata di Forza Italia Erica Mazzetti aveva visitato la Dogaia e aveva detto che la situazione del carcere le era parsa tutto sommato accettabile. Questo le ha attirato le critiche dei Radicali Italiani, della Camera penale di Prato e del deputato del Partito democratico Marco Furfaro.
«Oggi la maggioranza ha dato parere contrario e bocciato un ordine del giorno che chiedeva al governo di intervenire per sanare la situazione di crisi della Casa Circondariale di Prato – aveva scritto il deputato dem in mattinata –Evidentemente la situazione di difficoltà del personale, la mancanza di ruoli apicali tra cui il comandante, le blatte e le cimici nei materassi, le celle senza docce o senz'acqua, la mancanza di carta igienica, le temperature roventi, non sono abbastanza per il governo che considera Prato evidentemente una città di serie B».
Lo stesso Furfaro nel pomeriggio è intervenuto nuovamente sul tema. «Quattro suicidi in sette mesi – ha scritto – L'ultimo poche ore dopo che il governo si è nuovamente rifiutato di prendere un impegno per uscire da una situazione emergenziale che la città di Prato - dalla Camera penale si sindacati, dalle forze dell'ordine al personale che ci lavora - aveva definito di crisi e non più sostenibile. Un altro suicidio pochi giorni dopo la visita di una parlamentare della maggioranza che parlava di un carcere tenuto bene e di nessuna emergenza. Purtroppo, la realtà a volta è terribile. E oggi nonostante gli appelli siamo a contare nuovamente una vita spezzata. In Parlamento in queste ore stiamo approvando il dl carceri, una misura tanto urgente quanto inutile, che non aiuterà il carcere di Prato come nessun altro carcere a uscire da una situazione di emergenza. Non so come faccia Nordio a fregarsene di Prato e di tutte queste morti, ma la cosa certa è che continuare così, senza intervenire, significa macchiarsi di una responsabilità disumana".
«Nordio non risponde»
«Dieci. Dieci è il numero di giorni che sono passati da quando, con la sindaca Bugetti, abbiamo scritto al Ministro Nordio per denunciare la situazione di grave difficoltà nella quale si trova il carcere della nostra città. Ancora attendiamo risposta – dice Lorenzo Tinagli, presidente del consiglio comunale di Prato – A soli dieci giorni da quella lettera, un altro detenuto si è tolto la vita. Il quarto in poco più di 7 mesi. Chiediamo al Governo maggiore attenzione nei confronti di una realtà in profonda sofferenza: lo dimostrano i numeri drammatici anche rispetto alle statistiche del resto d’Italia. Denuncio la situazione di difficoltà de La Dogaia dal 2018: l’ho fatto con governi tecnici, di centrosinistra e di centrodestra, ma la situazione sta drammaticamente peggiorando. Non si tratta di ingigantire quello che quotidianamente ci viene riportato da avvocati, sindacati di polizia penitenziaria, operatori, si tratta del dovere di trovare una soluzione che porti a un netto miglioramento delle attuali pessime condizioni in cui detenuti, agenti, operatori, insegnanti, associazioni sono costretti a lavorare. Il 15 agosto, come ogni anno, sarò in visita alla Dogaia assieme ad una delegazione della Camera Penale e ai Radicali Italiani».
Giani: «E’ il momento di agire»
«Sono profondamente colpito dal suicidio di un altro detenuto nel carcere pratese, il quarto del 2024. È inaccettabile affrontare simili tragedie senza interventi significativi. La situazione di sovraffollamento e carenza di personale e igiene richiede un'azione immediata». Lo ha scritto sul suo profilo X il presidente della Regione, Eugenio Giani. «Chiediamo nuovamente al governo di affrontare con decisione queste problematiche, assicurando che le carceri garantiscano la rieducazione dei condannati, come sancito dall'art. 27 della Costituzione. La Toscana non resta
indifferente. È il momento di agire!» ha concluso Giani.
Soldi (centrodestra): «Basta strumentalizzazioni»
«È evidente che il governo deve fare la sua parte, ma è altrettanto evidente che il Partito democratico deve smettere di strumentalizzare le tragedie per fini propagandistici». Lo sostiene Leonardo Soldi, capogruppo della Lista Gianni Cenni sindaco in consiglio comunale. «Questo atteggiamento ipocrita, marchio di fabbrica del Pd – dice Soldi – deve essere stigmatizzato. La questione dei suicidi nelle carceri è soprattutto una questione di disagio psichico, che deve essere affrontata con adeguata assistenza sanitaria e psicologica, competenza della Regione Toscana. La Uilpa Polizia Penitenziaria ha giustamente evidenziato l'inerzia delle autorità regionali e dipartimentali, che non hanno mosso un dito di fronte ai recenti gravissimi episodi. La Regione Toscana deve rispondere del proprio operato, soprattutto in termini di supporto psicologico e sanitario ai detenuti. Prima di puntare il dito contro il governo, i rappresentanti del Pd dovrebbero chiedersi perché la Regione Toscana, sotto la loro amministrazione, non ha fatto abbastanza per affrontare questa emergenza. Chiediamo al governatore Giani di chiarire quanto la Regione Toscana stia effettivamente investendo per il disagio mentale nelle carceri, compresi i farmaci necessari. È troppo facile parlare senza agire, mentre i poliziotti penitenziari e i detenuti continuano a soffrire in silenzio. Noi della Lista Civica Gianni Cenni vediamo le cose per come sono, in maniera oggettiva, senza legami partitici. È ora che la politica smetta di utilizzare le tragedie per fini propagandistici e si concentri invece su soluzioni concrete. Le istituzioni, a tutti i livelli, devono assumersi le proprie responsabilità per garantire condizioni di vita dignitose e rispettare i diritti umani all'interno delle carceri».
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