Attenzione
Prato, accoltellato nella sala d'attesa del pronto soccorso: l’aggressore si è ripresentato in ospedale
Timore tra i sanitari: erano convinti che il giovane fosse stato arrestato
PRATO. Qualcuno ieri pomeriggio (sabato 3), tra gli infermieri e i medici in servizio al pronto soccorso dell’ospedale Santo Stefano, deve aver pensato di essersi sbagliato quando si è trovato di fronte il giovane marocchino che nella notte tra giovedì e venerdì ha rischiato di mandare al creatore un venticinquenne italiano, accoltellato al collo e a una natica al culmine di una lite per futili motivi nella sala d’attesa del pronto soccorso.
Dopo aver prestato le prime cure all’aggredito e averlo ricoverato in terapia intensiva, pensavano che l’aggressore fosse stato arrestato per tentato omicidio. E invece se lo sono ritrovato davanti come se nulla fosse, in attesa insieme agli altri pazienti, si spera stavolta senza un coltello in tasca. La spiegazione è semplice ma non tranquillizzante: il giovane marocchino è stato solo denunciato. E così, dopo aver sbrigato le pratiche coi carabinieri, è tornato al pronto soccorso, dove giovedì notte era andato lamentando un formicolio a una gamba che lo affligge da un mese.
In ospedale non risultano altri suoi accessi per problemi psichiatrici, anche se può capitare che chi è senza permesso di soggiorno non dia il proprio nome vero quando accede al triage.
Sta di fatto che il giovane nordafricano si è ripresentato, suscitando un comprensibile timore tra i sanitari, anche perché l’idea che fosse arrestato con l’accusa di tentato omicidio non era campata in aria. Raccontano infatti che la coltellata inferta al giovane italiano sia arrivata a qualche millimetro dalla carotide. Tanto che i medici si sono riservati la prognosi, anche se il ferito non sarebbe in immediato pericolo di vita.
Intanto sull’aggressione di giovedì notte interviene anche il NurSind, il sindacato degli infermieri, che chiede l’istituzione di posto fisso di polizia che sia aperto 24 ore su 24 al pronto soccorso. dell’ospedale. Al Santo Stefano infatti c’è un posto di polizia, ma i poliziotti restano fino al pomeriggio e non di notte, quando ci sono i problemi maggiori (e l’indicazione ai sanitari è comunque di chiamare il 112 anche quando l’ufficio è aperto).
«Il personale in servizio al prono soccorso – spiega il segretario territoriale del Nursind, Roberto Cesario – è stanco di lavorare in condizioni di alto rischio per la propria incolumità e per quella degli assistiti. È assurdo che in un ospedale di una città come Prato non ci sia un posto di polizia aperto 24 ore. A tutela dei cittadini e dei lavoratori in ospedale ci sono solo guardie giurate, che svolgono un lavoro preciso e accurato anche rischiando in prima persone, ma che in casi come quello dell’altra notte non possono far altro che avvisare le forze dell’ordine. Il personale in servizio ha il diritto di essere tutelato, così come i cittadini che per motivi sanitari si trovano ad aver bisogno del pronto soccorso».
«Come sindacato – prosegue Cesario – abbiamo più volte fatto presente a Comune, Prefettura e Questura il problema della sicurezza in ospedale, senza aver mai avuto risposte concrete. Siccome la sicurezza sul posto di lavoro è un diritto sul quale come sindacato non siamo disposti a transigere, chiediamo nuovamente che venga istituito con la massima celerità un posto di polizia aperto 24 ore».
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