Sicurezza
Il Premio Cerreto 2024 all’imprenditore Renato Cecchi
Nel Chiostro di San Domenico a Prato, consegnato anche un Premio alla memoria a figlia e nipote di Romano Conti, ex patron della Centromatic, scomparso nel 2014
PRATO. Come da tradizione, è arrivato il Premio Cerreto che giovedì 1 agosto ha celebrato la sua sedicesima edizione con l’anfitrione Fernando Meoni, agente immobiliare, e la moglie Eleonora Lastrucci, apprezzata stilista delle star del cinema e della tv, a fare da padroni di casa nello splendido chiostro di San Domenico. Il Premio nato sulle colline nella piccola località omonima fra Schignano e Figline, vuole premiare le eccellenze pratesi che si sono messi in luce nei vari settori dal lavoro, all’arte, alla cultura, alla medicina… dando lustro anche alla città. Ad assegnarlo c’è un comitato che collabora con i coniugi Meoni e che quest’anno ha voluto assegnare anche un premio speciale e alla memoria. Così se la XVI edizione è andata all’imprenditore tessile Renato Cecchi, la prima statuetta raffigurante San Michele Arcangelo, quello alla memoria, è stata consegnata alla figlia e alla nipote di Romano Conti, scomparso dieci anni fa all’età di 76 anni.
Romano Conti, pratese “doc”, ha conosciuto i grandi successi economici degli anni Ottanta e la bruciante recessione della seconda metà dei Novanta. Uomo di ampie vedute, generosità e disponibilità era riuscito a creare un impero per poi vederlo distrutto dalla realtà politica del Paese, in un clima avvelenato dai sospetti nati con Tangentopoli. Aveva creato la Centromatic di Campi Bisenzio, azienda leader in Italia per i lettori ottici, Conti fu molto attivo anche in campo sportivo: prima come sponsor del Prato Calcio, di cui tentò anche la scalata cercando di acquistare la società da Andrea Toccafondi, poi come patron della squadra di pallavolo che portò fino alla serie A. In seguito alle inchieste giudiziarie decise di trasferirsi all'estero con la famiglia, salvo far ritorno a Prato negli ultimi anni della sua vita e per pubblicare il suo libro autobiografico “Con il prosciutto sugli occhi”, dove raccontava la sua vicenda umana e imprenditoriale. A illustrarne la storia è stata l’ex assessore Flora Leoni che ha dato voce a quanto scritto da Piero Ceccatelli impossibilitato a essere presente alla cerimonia.
E’ quindi arrivato il momento della consegna del Premio Cerreto al 92enne Renato Cecchi e la motivazione è stata letta dall’attore e sceneggiatore Francesco Ciampi che ha ricordato come il titolare della Rifinizione Santo Stefano è “attivo a Prato nel settore della nobilitazione fin del 1956, ha dato in modo continuo e costante prova di capacità tecnica e manageriale. Volontà, impegno e metodo sono le tre importanti qualità che lo hanno sempre contraddistinto. Tra i primi ad introdurre e, in diversi casi il primo, a promuovere innovazioni di grande importanza nelle lavorazioni di tintura e di finissaggio e a mettere a punto nuovi effetti sui tessuti molto apprezzati nel campo della moda. Non meno importante, la sua capacità di dare fiducia alle persone dipendenti o terzi, soprattutto nel concedere spazio all’intraprendenza dei suoi collaboratori. La sua vita professionale è stata tutta dedicata, con passione e sacrificio, pur di fronte alle immancabili difficoltà, al lavoro, sapendo creare un complesso industriale specializzato nella nobilitazione conosciuto ed apprezzato a livello internazionale. Convinto, in generale, della bravura dei concittadini e delle aziende pratesi non ha mai voluto abbandonare la città e anzi ha continuato ad investire in attrezzature e persone, diverse giovani, nonostante la crisi tessile imperante. Questo a dimostrazione del riconoscimento e dell’attaccamento leale e fedele alla Città delle sue origini”. A consegnare la statuetta è stato invece Carlo Alberto Palli che lo aveva a sua volta ricevuto l’anno scorso.
Prima delle premiazioni ci sono stati il saluto della sindaca Ilaria Bugetti che ha tenuto a ringraziare Meoni, la moglie e il comitato promotore per questa iniziativa che premia le eccellenze pratesi che hanno portato o portano il nome di Prato in alto nel Mondo e il lungo e accorato monologo dello stesso Fernando Meoni che ha voluto ripercorrere la storia di Prato, definendola una “perla”, partendo da quel piccolo Borgo al Cornio allo sbocco della Valbisenzio che intorno all’anno Mille cominciò a svilupparsi non senza conoscere momenti di grandi tragedie e distruzioni come il tristemente famoso Sacco di Prato, ma sempre con la volontà dei suoi abitanti di svilupparsi e progredire sebbene all’ombra della grande Firenze. Un progresso continuo che l’ha portato ad essere, in tempi recenti, anche la città “col reddito pro capite più alto di tutta Italia”. Tutti meriti, secondo Meoni, della grande laboriosità e cultura dell’accoglienza propria dei cittadini pratesi.
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