Il Tirreno

Prato

La sentenza

Prato, condannati Bartolomei e Fusi per una distrazione di decine di milioni

di Paolo Nencioni

	Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei nel 2005, quando erano ancora saldamente in sella
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Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei nel 2005, quando erano ancora saldamente in sella

Si è concluso uno dei processi per la bancarotta del gruppo in cui era confluita la loro Btp. Assolto il coordinatore provinciale di Italia Viva

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PRATO. Piove sul bagnato per Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei, un tempo potentissimi costruttori a Prato e in giro per l’Italia con la loro Btp e ora invece assidui frequentatori dei Tribunali in qualità di imputati per la bancarotta miliardaria della loro società. Oggi, 18 luglio, il Tribunale di Prato ha condannato Fusi e Bartolomei a un anno e due mesi di reclusione ciascuno, una pena apparentemente mite ma solo perché è in continuazione con una precedente condanna a cinque anni e 10 mesi emessa il 3 luglio 2018 dalla Corte d’appello di Firenze, che porta dunque il totale a 7 anni tondi a testa.

Il collegio presieduto da Francesco Gratteri ha ritenuto Fusi e Bartolomei colpevoli per due dei cinque capi di imputazione che venivano loro contestati.

In particolare una distrazione milionaria dalle casse della Holding Brm, dove era confluita la Btp, e dalle casse della Edil Invest, che faceva parte dello stesso gruppo. Per quanto riguarda Riccardo Fusi, difeso da Manuele Ciappi, avrebbe distratto oltre 25 milioni di euro grazie a una serie di prelievi giustificati come restituzione finanziamenti alla voce “finanziamenti da soci - finanziamenti da Fusi Riccardo”. Stesso discorso per Roberto Bartolomei, difeso da Alice Pucci e Gianluca Gambogi, con la Edil Invest, dalle cui casse sono stati prelevati oltre 21 milioni.

I due imputati hanno sempre sostenuto che quelle somme siano state prelevate a titolo di rimborso di precedenti finanziamenti fatti da loro stessi alle società del gruppo. La Procura sostiene che non potevano farlo perché il gruppo versava in una situazione di crisi conclamata.

Secondo la ricostruzione della Procura poi accolta dal Tribunale, i prelievi di Fusi sono stati eseguiti dall’11 ottobre 2006 al 15 dicembre 2009; quelli di Bartolomei dal 26 aprile 2006 al dicembre 2009. In quegli anni il gruppo che si occupava di costruzioni, operazioni immobiliari e gestione di alberghi stava affondando (le carte del processo parlano di «una conclamata situazione di crisi») e questa emorragia di liquidi non fece che appesantire i conti ai danni dei futuri creditori.

La seconda distrazione di fondi per la quale Fusi e Bartolomei sono stati condannati è ancora più grossa. Si tratta di oltre 70 milioni di euro che secondo il Tribunale i due imprenditori hanno distratto attingendo da un maxi-prestito di 150 miliioni che si erano fatti erogare da un pool di banche capeggiato dal Monte dei Paschi (dentro c’erano anche Unipol Banca, Cariprato, Mb Banca e Credito coopertivo fiorentino). In che modo? «Attraverso una serie di operazioni infragruppo – si legge nel capo d’imputazione – costituite da vendite simulate di immobili in favore di Btp spa».

In pratica, secondo quanto è stato ricostruito, Btp si impegnava ad acquistare immobili di altre società del gruppo per decine di milioni di euro, versava la caparra, ma poi non perfezionava l’acquisto. Così la caparra finiva nelle casse delle altre società.

Il Tribunale ha condannato a due mesi anche Leonardo Rossi (pena complessiva tre anni e 6 mesi), mentre ha assolto Milva Fusi e Davide Bartolomei dal primo capo d’imputazione. Assolti anche Rodolfo Bartolomei (difeso da Gabriele Terranova), Antonio Pietrini, Riccardo Rosi e Giancarlo Cecchi (quest’ultimo coordinatore provinciale di Italia Viva, difeso da Mauro Cini) per la maxi-distrazione del prestito. Infine ha assolto il liquidatore Armando Vanni dall’accusa di aver usato falsi dati contabili.

«L’assoluzione di Riccardo Fusi e di Roberto Bartolomei dall’accusa di avere falsificato i bilanci della Holding dell’omonimo Gruppo – commenta l’avvocato Manuele Ciappi – dimostra che il valore  del suo patrimonio immobiliare ed alberghiero era davvero miliardario e che le recriminazioni di Riccardo Fusi avevano fondamento. La condanna per la restituzione di parziale di finanziamenti ai soci e per l’effettuazione di investimenti per la realizzazione di taluni progetti edilizi a sviluppo della Btp non appare in alcun modo comprensibile, né conforta l’esiguità della pena inflitta: credo che Fusi potrà valutare di rinunciare alla prescrizione, ormai imminente, pur di vedere riconoscere la legittimità del suo operato. Dopo aver messo tutto il loro patrimonio a garanzia delle proprie obbligazioni e a dimostrazione della loro fiducia nel futuro del Gruppo è davvero un paradosso che siano stati condannati per una bancarotta assolutamente inesistente».

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