Il Tirreno

Prato

Tribunale

La marijuana arriva a Prato dalla California

di Paolo Nencioni

	La coltivazione della marijuana in California
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La coltivazione della marijuana in California

Mite condanna a un cinese accusato di averne ordinato 75 chili per posta

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PRATO. Non è vero che la marijuana arriva a Prato solo dall’Albania o dall’Olanda. Può arrivare anche dalla California, per posta, come dimostra un processo che si è concluso mercoledì con la condanna del cinese Chen Linfeng, 53 anni, a due anni e quattro mesi di reclusione. Pena tutto sommato mite, perché l’imputato, difeso da Tiziano Veltri, era accusato di aver importato la bellezza di 75 chili di sostanza stupefacente in una dozzina di spedizioni, l’ultima delle quali, un pacco con cinque chili di “maria”, è stato intercettato dalle forze dell’ordine lo scorso 23 ottobre. Gli era stato contestato l’articolo 80 della legge 309/90 sugli stupefacenti (l’ingente quantità) e dunque rischiava una condanna pesante, ma il suo difensore è riuscito a smontare almeno una parte dell’impianto accusatorio, in particolare l’ingente quantità e l’addebito di quasi la metà delle spedizioni.

L’accusa, rappresentata dal pubblico ministero Vincenzo Nitti, aveva chiesto una condanna a 4 anni di reclusione col rito abbreviato e sosteneva che da tempo Chen avesse trovato un canale di approvvigionamento in California, dove la vendita e l’uso della marijuana sono stati liberalizzati dal 2018 in seguito a un referendum del 2016. Le analisi compiute sulla sostanza sequestrata a ottobre hanno accertato un principio attivo di 1,4, che non è il massimo per i consumatori ma non è nemmeno troppo basso. Non era marijuana “light”, insomma, ma per la Cassazione serve un principio attivo di 2 per contestare l’ingente quantità. Inoltre il calcolo sul peso complessivo delle spedizioni era stato fatto in via deduttiva, perché solo l’ultima è stata intercettata, e non c’era la prova che anche le altre, provenienti dallo stesso mittente, contenessero la stessa quantità di marijuana. Così alla fine il giudice Marco Malerba ha ridimensionato le richieste dell’accusa e ha condannato l’imputato a due anni e quattro mesi di reclusione. 

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