Gioco
Prato, tappezza l’auto dell’amante del marito con le foto di lei nuda
Due coniugi sono sotto processo a Pistoia per “revenge porn” e atti persecutori. Nel frattempo si sono trasferiti a Prato
PRATO. Lui, l’amante e la moglie. E quella foto scattata a un paio di mutandine della moglie tradita, appoggiate sul letto coniugale dall’amante e pubblicata provocatoriamente in una storia temporanea su Whatsapp. Ma anche le foto dell’amante nuda scoperte dalla moglie nel cellulare del marito infedele, stampate e incollate sull’auto della rivale. Liti, schiaffi e denunce. E poi ancora foto, le stesse di prima, ma questa volta inviate su Facebook a familiari e parenti vari dell’amante, anche lei sposata.
Una vicenda alla fine sfociata in un processo penale che adesso vede sul banco degli imputati – tra l’altro sempre assieme e più innamorati che mai – marito e moglie, ormai sulla cinquantina: accusati entrambi del cosiddetto reato di “revenge porn” e lui anche di atti persecutori. Con l’amante che si è costituita parte civile e che pretende un risarcimento di 100mila euro per essere stata esposta senza veli al pubblico ludibrio.
Un processo del quale, ieri mattina, 18 giugno, davanti al giudice monocratico del tribunale di Pistoia Raffaella Amoresano, si è svolta l’ennesima udienza, con la deposizione di alcuni testimoni della pubblica accusa.
I fatti che hanno portato al rinvio a giudizio risalgono a un paio di anni fa, ma la relazione fra la coppia di adulteri andava avanti da quasi un ventennio, da quando erano ancora vicine di casa, a Pistoia. Ed era poi proseguita anche dopo il trasloco nel Pratese dell’amante e di suo marito. Insomma, una storia di tradimento andata avanti troppo a lungo perché la moglie non arrivasse a sospettare qualcosa. Naturalmente il marito aveva sempre negato tutto, continuando a ribadire che tra lui e la ex vicina non c’era e non c’era mai stato alcunché. Fino a quando l’amante – vuoi per vendicarsi della rivale e delle sue accuse, vuoi, molto più probabilmente, con l’obiettivo di avere il marito fedigrafo finalmente tutto per sé – era passata all’azione. Un giorno che si trovava a casa dell’uomo, approfittando dell’assenza della moglie, aveva prelevato da un cassetto un paio di mutandine di quest’ultima e, dopo averle appoggiate sul letto matrimoniale, aveva scattato una foto poi pubblicata in una storia Whatsapp, con a corredo una scritta offensiva rivolta alla rivale. E condivisa, perciò, con tutti i contatti degli amici. Tra i quali la moglie tradita, che aveva ancora sul proprio cellulare il numero della ex vicina di casa e che aveva subito riconosciuto mutandine e letto.
A quel punto la situazione era precipitata. La moglie era salita in auto e si era precipitata a casa dell’amante, dove le due donne urlanti si erano prese a schiaffi. Quindi, tornata a Pistoia, la donna aveva sottratto il cellulare al marito e lì, nella galleria, aveva trovato molte foto dell’amante, nuda e in atteggiamenti inequivocabili. E le aveva stampate, per poi tornare indietro e tappezzare con quelle l’auto dell’amante.
Un gesto a causa del quale si era beccata una denuncia per il reato di “revenge porn”, o meglio “diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti”, previsto dall’articolo 612 ter del codice penale.
Saputo della querela sporta dall’amante, il marito aveva cercato di convincerla a ritirarla, continuando per settimane a tempestarla di messaggi e di telefonate. Al che era stato denunciato pure lui, in questo caso per atti persecutori.
Reati per i quali, difesi entrambi dall’avvocato Pamela Bonaiuti, i due coniugi si trovano adesso sotto processo.
La procura, come accennato, ha contestato anche al marito il reato di “revenge porn”, in quanto ritiene che sia stato lui a diffondere su Facebook le foto osè della ormai ex amante. Ma sembra che né gli inquirenti né i tecnici incaricati dalla difesa siano riusciti a risalire all’identità sottostante il profilo Fb (su cui compare il nome di un inesistente cittadino albanese) attraverso il quale le immagini sono state inviate ai parenti della parte offesa.
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