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Il personaggio

Aldo a 100 anni non rinuncia a votare: «Attenti alla guerra, io l’ho vissuta e se ne tocca tutti»

di Alessandro Pattume
Aldo a 100 anni non rinuncia a votare: «Attenti alla guerra, io l’ho vissuta e se ne tocca tutti»

I ricordi di uno degli elettori più vecchi di Prato: «Quella volta che la regina mi baciò»

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PRATO. Aldo Frati ha compiuto cento anni lo scorso 15 maggio e ci è rimasto un po’ male quando dall’amministrazione comunale nessuno si è fatto vivo, come invece succede spesso quando un cittadino compie un secolo di vita. Ma a festeggiarlo nella sala della chiesa di San Paolo c’erano i nipoti e molte altre persone.

E ciliegina sulla torta, quest’anno tornerà anche a votare. «Ho sempre votato a sinistra io – dice Frati – Cinque anni fa non sono potuto andare ma questa volta mi accompagna Mauro». Mauro è il nome del volontario di Progetto Assistenza che ogni martedì lo va a trovare sostituendo per un pomeriggio la badante in libera uscita.

Come se fossero successi ieri, tanto sono vividi, la lunga serie di aneddoti di Aldo Frati appartengono però a un’altra epoca. Non tutti infatti possono vantarsi di essere stati baciati da una regina. «Ero il più piccolo del sanatorio, la mascotte – racconta Frati – Una mattina arrivò in visita la regina Elena (di Savoia ndr): la accogliemmo all’ingresso, lei mi baciò e poi si fece accompagnare per mano nel salone dove c’era il ricevimento».

Oppure di aver assistito al passaggio da Prato di due delle figure più importanti e nefaste della storia europea del’900. «Ci dissero di andare tutti alla stazione perché sarebbero passati di lì Hitler e Mussolini, ma io mica ci volevo andare – racconta Frati – cosi decisi di girare intorno alla stazione e andarmene per i fatti miei ma quando provai a scendere dal marciapiede ci mancò poco venissi schiacciato da un macchinone che veniva a tutta velocità».

Da buon pratese, Frati ha lavorato una vita nel tessile. «Ho lavorato 39 anni, sempre alla filandra e sempre con la stessa ditta, e ho fatto anche 19 anni di volontariato in Anfass – racconta – dodici mezzi ho contribuito a donare. Ho vissuto parecchio dietro il Duomo, in via Santo Stefano. La fiera in piazza Mercatale era bellissima. Mio zio aveva un banco con bomboloni e sommommoli e spesso veniva così tanta gente che finivano subito – aggiunge – Una volta che li aveva finiti e io passai a trovarlo, mi spedì a riprenderne altri. E mentre glieli riportavo indietro li mangiai quasi tutti. Poi nel ’57 mi sono trasferito a San Paolo: mio figlio aveva appena venti giorni».

Il figlio di Aldo Frati si chiama Andrea e vive nella casa famiglia “Roberto” di Tavola, una struttura protetta gestita da Anfass. La vita familiare di Aldo Frati, rimasto vedovo, ha preso il ritmo delle stagioni e delle possibilità. D’inverno, è lui che si fa accompagnare nella residenza di Tavola per stare con il figlio; con la bella stagione succede invece il contrario: è il figlio che si fa accompagnare a casa sua. Con un secolo sulle spalle, Aldo Frati continua a guardare i telegiornali e a leggere i quotidiani.

E quello che vede e sente non gli piace. «Io la guerra l’ho vissuta tutta e il clima di oggi non rassicura. Con la guerra – conclude in dialetto pratese – se ne tocca tutti».
 

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