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Il caso

Prato, tentò di uccidere la moglie sotto farmaci: la condanna è mite. Lei lo ha perdonato

di Paolo Nencioni
Prato, tentò di uccidere la moglie sotto farmaci: la condanna è mite. Lei lo ha perdonato

Il raptus provocato dalla reazione avversa a un medicinale antidepressivo

29 maggio 2024
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PRATO. Ha patteggiato una pena relativamente mite, tre anni e due mesi di reclusione, l’anziano che il 23 maggio dell’anno scorso tentò di uccidere la moglie colpendola con quattro coltellate nella loro abitazione di via Fiorentina, tra Pratilia e le Badie. Franco Mengoni, 76 anni, difeso da Angela Pasqua, ha chiuso così i conti con la giustizia, in attesa di riprendere una vita normale.

L’uomo è comparso la scorsa settimana davanti al giudice dell’udienza preliminare Francesca Scarlatti dopo che il suo difensore e il pubblico ministero avevano trovato un accordo sulla pena finale. Che è relativamente contenuta per una serie di giustificati motivi, il più importante dei quali è che nel corso delle indagini si è capito che a scatenare la furia omicida era stata la reazione avversa a un farmaco. Mengoni aveva iniziato ad assumere da pochi giorni un antidepressivo e una perizia medica ha stabilito che quel farmaco può provocare reazioni incontrollate nelle prime due settimane di somministrazione. Va preso insieme a un ansiolitico, che era stato correttamente prescritto dal medico di famiglia.

Lo stesso Mengoni disse subito alla polizia che aveva tentato di uccidere la moglie, Franca Fioravanti, dopo mezzo secolo di matrimonio, ma che non sapeva perché lo aveva fatto. Fu arrestato ed è tuttora ospite di una Rsa perché ritenuto potenzialmente pericoloso, ma ora sta meglio e potrà riprendere la sua vita normale. La moglie nel frattempo lo ha perdonato e una volta terminate le esigenze cautelari i due potranno tornare a vivere insieme.


 

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