Il dolore
Addio rammendina, ora il tessile pratese punta sull’intelligenza artificiale
Google Italia presenta i suoi prodotti e Beste è già pronta a cambiare
PRATO. Al Mercato Coperto di via Giordano è arrivato il futuro del settore moda e abbigliamento, e non solo di quello. A spiegarlo è Google e “IA per il Made in Italy”, l’iniziativa con la quale il colosso californiano vuole spiegare agli imprenditori tessili quanto può essere utile l’intelligenza artificiale per il loro lavoro.
L’educazione della macchina
Automazione dei processi, miglioramento dell’efficienza, aumento della produttività. Con un gigantesco presupposto: la IA va educata al lavoro, bisogna fornirgli dei dati sui quali lavorare. Per la gestione dei capi resi, per esempio, Google ha allestito una fantascientifica finestra trasparente: il capo reso ci passa davanti, la telecamera lo inquadra e poco dopo sulla finestra compaiono le indicazioni per la sua gestione. Se il capo ha imperfezioni, viene consigliato di rammendarlo; se è solo sgualcito può passare invece in stireria e poi essere rimesso in commercio. Tutto questo non sarebbe possibile se prima, però, l’intelligenza artificiale non avesse già digerito tutte le informazioni dei capi che l’azienda mette in vendita. Lo stesso vale per le schede tecniche dei capi che possono essere compilate automaticamente, dietro comando (prompt), dopo aver indicato alla IA i modelli digitali dei capi e i template delle schede da utilizzare. E altrettanto preciso è l’esempio per l’automazione nella produzione dei contenuti per l’e-commerce e il marketing: si scatta una foto all’abito e l’intelligenza artificiale non solo la compone con lo sfondo scelto in precedenza, ma può utilizzarla per creare brochure, cataloghi e altri contenuti in più lingue per la promozione online, social e anche offline. Anche la produzione avrà probabilmente a che fare con l’intelligenza artificiale.
Dopo aver “fatto studiare” alla macchina il consumo energetico della propria azienda, la IA non solo controlla se tutto procede nel modo giusto ma può avvertirti delle anomalie e consigliarti su come migliorare l’efficienza dei consumi. Quelli di Google non parlano di costi, ma ci viene ricordato che le loro applicazioni di solito si pagano a consumo, e in questo caso in base al livello di customizzazione. E non si parla di figure soppiantate dall’intelligenza artificiale. «Tutte le applicazioni dell’intelligenza artificiale hanno bisogno di un input umano, sia prima che dopo il suo utilizzo – spiega Jacopo Allegrini, Director Sales Retail di Google in Italia – Questa tecnologia è un acceleratore di produttività». L’esempio più calzante è quello che viene definito “Potenziamento del controllo qualità dei tessuti”. Un rullo di tessuto che passa davanti a una telecamera e l’intelligenza artificiale che riconosce le imperfezioni e le segnala in tempo reale all’operatore addetto.
Formazione per la rivoluzione
«Molti pensano che questa tecnologia sia accessibile solo alle grandi aziende, ma in realtà non è così, appartiene a tutti – aggiunge Allegrini – La nostra speranza è che l’intelligenza artificiale possa aiutare le aziende ad affrontare le trasformazioni e le sfide che ci attendono in futuro. Quello che riscontriamo è semmai un gap di competenze che intendiamo colmare con il nostro programma di consulenze e di corsi di formazione». Chi non ha perso tempo è Giovanni Santi di Beste, che si doterà di un nuovo macchinario per il controllo automatizzato. «Prima faremo lavorare la macchina sui nostri dati, poi un addetto controllerà il lavoro svolto dall’intelligenza artificiale».
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