Il Tirreno

Prato

La memoria

Prato, la festa della Liberazione continua a dividere destra e sinistra

di Paolo Nencioni

	Il sindaco di Prato Matteo Biffoni sul palco del 25 Aprile, a destra il partigiano Fiorello Fabbri
Il sindaco di Prato Matteo Biffoni sul palco del 25 Aprile, a destra il partigiano Fiorello Fabbri

Il sindaco Biffoni legge dal palco il monologo censurato di Scurati, mentre il candidato Cenni evita di citare l’antifascismo

26 aprile 2024
4 MINUTI DI LETTURA





PRATO. C’era una parola, ieri durante le celebrazioni per la Festa della Liberazione, che era nella testa di tutti, ma che alcuni non riescono a pronunciare. Questa parola è antifascismo, al centro di una polemica innescata dalla censura della Rai allo scrittore Antonio Scurati, il cui monologo previsto nella trasmissione “Chesarà” di Rai3 è stato cancellato sabato sera per motivi non ancora chiari ma che evidentemente hanno a che fare con le critiche al governo.

Chi ieri mattina, 25 aprile, era in piazza delle Carceri per la cerimonia delle istituzioni e poi in piazza del Comune per la commemorazione civile non ha avuto difficoltà a pronunciare quella parola. Anzi, ne ha fatto una bandiera, com’era previsto e prevedibile. In piazza però c’era anche il candidato sindaco del centrodestra Gianni Cenni, seduto nella zona autorità pur non essendo stato ufficialmente invitato in quanto non ancora sindaco. E Cenni ha poi inviato una sua nota ai giornali, nella quale condanna con fermezza «i regimi totalitari e dittatoriali che hanno contraddistinto il secolo scorso» ma quella parola, antifascismo, proprio non riesce a scriverla.

«È ormai innegabile – scrive Cenni – che nella nostra Italia vi sia una consapevolezza politica e civile che non deve lasciare alcun dubbio in merito a chi stava dalla parte del torto e chi invece stava dalla parte della ragione. Questa coscienza democratica è parte integrante del nostro modo di vivere come, ad esempio, tutti i candidati alla carica di sindaco della città stanno dimostrando ogni giorno in questa campagna elettorale con il confronto, con il rispetto delle pur differenti posizioni, in un clima di pluralismo che è il frutto migliore di quel seme democratico germogliato all’indomani del 25 aprile 1945. Ecco che deve prevalere un senso di unità e l’adesione convinta all’affermazione dei valori fondanti della Costituzione repubblicana che, così come espresso nell’articolo 3, rifugge ed elimina qualsiasi pensiero divisivo, delineando in modo puntuale ed omnicomprensivo il principio di uguaglianza».

Negli stessi minuti in cui agli indirizzi delle redazioni arrivava la nota di Cenni, da piazza del Comune si è alzato il grido “Viva l’Italia antifascista! ” alla fine dell’intervento di Angela Riviello, presidente dell’Associazione partigiani, e prima di quello del sindaco Matteo Biffoni, al suo ultimo 25 Aprile da primo cittadino. Caduto nel vuoto l’invito della Uil a far salire tutti i candidati sul palco, in segno di pacificazione, Biffoni, come altri sindaci nel resto d’Italia, ha letto integralmente il monologo di Scurati e poi ci ha messo del suo.

«Non ho paura del ritorno del fascismo – ha detto Biffoni riferendosi alla censura della Rai – però questi sono segnali inquietanti, sono segnali che fanno paura. Sono segnali che ci devono ricordare che la guardia va sempre tenuta molto, molto alta. Eppure è molto facile: il fascismo è stato la compressione delle libertà, la guerra, le leggi razziali, l’accordo con Hitler, le persecuzioni, la segregazione, le botte, le randellate, l’uccisione di Matteotti, i fratelli Rosselli, la galera per gli oppositori politici, e possiamo andare avanti a lungo. L’antifascismo è l’esatto opposto: è restituzione della libertà, della democrazia, della possibilità di discutere e confrontarsi. È semplice capire questa differenza. Perché si ha ancora paura di nominare con forza, nettezza, chiarezza che si è antifascisti perché si è democratici, perché si crede nei valori della Costituzione, si crede nei valori della democrazia e della libertà? Chiunque si candiderà per le elezioni amministrative, europee, politiche, chi ha l’onore di amministrare una città o governare il Paese non deve aver paura di citare la parola antifascismo. Chi ha questa paura è perché c’era una parte giusta e una sbagliata. Non significa che dobbiamo avere tutti la stessa idea, quello è fascismo. L’antifascismo ti consente di esprimere quello che senti e provi, nel pieno rispetto della tua persona».

«Chi non ha la forza di dichiararsi antifascista – ha concluso Biffoni – probabilmente ha qualcosa da nascondere fino in fondo o forse non ha capito quali sono le regole che ci permettono di essere davvero liberi di esprimere idee e di confrontarci. Questi sono i nostri valori, questo è il 25 aprile, questa è la Repubblica italiana, questa è la nostra Costituzione».

Un ragionamento che non trova del tutto d’accordo il sottosegretario agli Esteri Giorgio Silli (Noi moderati). «Ogni episodio come quello di Scurati – sostiene Silli – costruito non certo per festeggiare la libertà ma per essere usato come una clava per politica di parte, fa dei danni inimmaginabili alla memoria del nostro paese. Memoria che sarebbe necessario preservare e tramandare con grande onestà intellettuale».

Non è d’accordo nemmeno Lorenzo Marchi, candidato sindaco per il centrodestra a Montemurlo, che scrive: «Memoria e azione. Per me il 25 aprile non dev'essere solo una celebrazione ma un momento collettivo condiviso in cui ricordare il sangue versato, dai partigiani di ogni parte e dagli Alleati, per la libertà di cui tutt'oggi godiamo. La lotta per la libertà non si esaurisce mai e la libertà non è mai troppa». Nemmeno lui riesce a inserire nel discorso quella semplice parolina, antifascismo.  l

Le ultime
Il decreto

Dal governo via libera al Salva-casa: vetrate e sanatorie, le nuove regole