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Prato, intervento innovativo al Santo Stefano: rimosso un tumore al cavo orale in fase avanzata. Chi sono i medici e la tecnica utilizzata

L’équipe che ha effettuato l’intervento guidata dal dottor Antonio Sarno
L’équipe che ha effettuato l’intervento guidata dal dottor Antonio Sarno

Per la prima volta in Italia applicate tre tipologie diverse di chirurgia nella stessa operazione: macro, micro e robotica

12 aprile 2024
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PRATO. Accesso a tre siti chirurgici diversi applicando tre tipologie di chirurgia diversa: macrochirurgia, microchirurgia e chirurgia robotica, per rimuovere il tumore, in fase avanzata, a livello del cavo orale e faringe, in un paziente di 75 anni che è stato sottoposto, nella stessa seduta operatoria, anche a ricostruzione e autotrapianto. I tre interventi sono avvenuti contemporaneamente nell’ospedale di Prato con uno straordinario impegno dell’equipe operatoria che li ha eseguiti guidata dal dottor Antonio Sarno, direttore della struttura operativa complessa di otorinolaringoiatria. Il difficile e innovativo intervento, è stato eseguito in questi giorni nel blocco operatorio del Santo Stefano: il paziente è al momento in recupero post operatorio e in buone condizioni di salute. In sala operatoria, oltre al dottor Sarno, erano presenti anche i dottori Tommaso Gualtieri, Dario Zaccari, Mario Ciniglio Appiani e Cristina Cambi. Ha partecipato all’intervento anche il direttore del dipartimento delle specialistiche chirurgiche e direttore della chirurgia vascolare Stefano Michelagnoli, per la delicata procedura con la quale è stata preservata e poi rivascolarizzata la carotide. L’anestesia è stata praticata dalle dottoresse Laura Campiglia e Camilla Verdi. L’intera equipe di sala operatoria, chirurgica e infermieristica, è stata coordinata dalla dottoressa Donatella Granci.

«In realtà – spiega il dottor Sarno – queste neoplasie vengono trattate comunemente al Santo Stefano con una tecnica chirurgica robotica denominata “Tors”, ma è applicata per tumori più superficiali, che non prendono contatto con la carotide e che non necessitano di una tecnica di ricostruzione o autotrapianto. In questo caso il paziente aveva un carcinoma della loggia tonsillare e richiedeva l’asportazione di tutta la parete laterale destra del faringe e parte della lingua e presentava l’esposizione dell’arteria carotidea interna dal lato della lesione. Il tumore aveva interessato anche un linfonodo. L’intervento sarebbe stato svolto in tecnica classica con chirurgia open, con la necessità di eseguire una mandibulotomia di accesso, ossia aprire la mandibola. Per tumori così avanzati non viene mai eseguita una tecnica mini invasiva robotica per l’impossibilità di eseguire una ricostruzione con autotrapianto rivascolarizzato. Insieme alla mia equipe, agli anestesisti e agli infermieri e col prezioso coordinamento della sala operatoria sono stati così eseguiti i tre interventi di macrochirurgia, microchirurgia e chirurgia robotica: al paziente è stato rimosso il tumore, esposta la carotide comune fino al basicranio, liberandolo da rischi di recidiva di malattia in quella sede; prelevato un autotrapianto dall’avambraccio che è stato rivascolarizzato nei vasi del collo e, sempre con il robot, è stato ricostruito il difetto in faringe e nella lingua. Il paziente pertanto ha fatto un intervento maggiore di “faringoglossectomia con ricostruzione con lembo libero antibrachiale rivascolarizzato”, tutto eseguito con tecnica robotica miniinvasiva».

«L’unica casistica esistente su una tecnica robotica associata a una ricostruzione robotica è quella dell’Md Anderson di Houston, e in Italia non era mai stato eseguito un intervento di questa complessità con il robot – ha dichiarato la dottoressa Maria Teresa Mechi, direttore sanitario del presidio – e mi complimento con il dottor Sarno e la sua equipe per la riuscita e gli esisti postivi per il paziente grazie anche alla partecipazione del nostro direttore del dipartimento chirurgico dottor Michelagnoli». «È la prima volta – ha commentato lo stesso Michelagnoli – che nel nostro Paese si esegue un intervento di tale portata e colloca la struttura del dottor Sarno davvero all’avanguardia».

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