La protesta
Prato, bimbo di un anno in overdose da cocaina: la Procura accusa la madre
I fatti risalgono all’aprile del 2022. Secondo il pubblico ministero è accaduto durante l’allattamento, ma i genitori danno una spiegazione alternativa
PRATO. Quando il 13 aprile del 2022 i medici del pronto soccorso pediatrico dell’ospedale Santo Stefano dettero un’occhiata agli esami probabilmente pensarono che ci fosse un errore. Poi guardarono meglio e si convinsero che era proprio così: avevano davanti un bambino di un anno con tracce di cocaina nel sangue. Non poche, era una vera e propria overdose, tanto che il bambino fu trasferito all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze.
Per questo ora, a distanza di due anni, la madre del bimbo, una donna poco più che trentenne che abita in Valbisenzio, è sotto processo con l’accusa di maltrattamenti. Insieme a lei è imputato nel processo il marito, sempre per l’accusa di maltrattamenti nei confronti dei due figli, ma non per l’episodio della cocaina.
La tesi della Procura, infatti, è che la cocaina nel sangue del bambino sia finita grazie all’allattamento, mentre i genitori hanno dato una spiegazione alternativa.
Oggi è stato sentito in aula come testimone il padre della donna, che ha raccontato al pubblico ministero Carolina Dini, al presidente del collegio Francesco Gratteri e all’avvocato difensore Andrea Marilli la relazione complicata tra la figlia e il marito, con una figlia nata quando la donna non aveva ancora compiuto 17 anni e un matrimonio fatto di tante liti e altrettanti riappacificamenti, con marito e moglie, poco più che ragazzi, che non riuscivano a trovare un’occupazione fissa e dovevano occuparsi della bambina piccola, con l’aiuto dei nonni. Ogni tanto la moglie tornava a casa dai genitori insieme alla figlia, dopo l’ennesima lite, poi tornava dal marito e ricominciava il solito tran tran.
Fino al 2021, quando è nato il secondo figlio, in bel bambino apparentemente in salute. Nel frattempo le cose tra marito e moglie non erano molto migliorate e si è arrivati a quel 13 aprile 2022. Il bambino non stava bene e i nonni, insieme alla madre, deciso di portarlo al pronto soccorso per capire che cosa avesse. Il risultato degli esami ha sorpreso un po’ tutti, anche la madre. Inevitabile è scattata la segnalazione ai servizi sociali e alla Procura, perché la cocaina nel sangue di un bambino non deve starci.
La spiegazione data dai genitori ai carabinieri è stata la seguente: qualche giorno prima del fatto, marito e moglie sarebbero andati a trovare degli amici che fanno uso di sostanze stupefacenti, e in quell’occasione il bambino potrebbe aver inalato inavvertitamente un po’ di polvere bianca. La tesi della Procura, come detto, è che invece la droga nel sangue ci sia finita durante l’allattamento, per una precedente assunzione di stupefacenti da parte della madre, che peraltro non è conosciuta come tossicodipendente.
L’avvocato difensore proverà a smontare questa tesi alla prossima udienza, durante la quale è prevista la discussione del caso.
Ma i precedenti non mancano. A Firenze è in corso un processo nei confronti di un dj fiorentino i cui figli di 5 anni e 18 mesi nel 2020 risultarono positivi alla cocaina. Per lui è stata chiesta una condanna a tre anni e nove mesi. Nell’agosto del 2019, invece, una bimba di 9 mesi residente coi genitori a Poggio a Caiano finì all’ospedale pediatrico Meyer per un’intossicazione da cocaina. I genitori dissero che poteva aver trovato la droga ai giardini.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
