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Prato, il ritorno dei dormitori cinesi: «La guardia non va abbassata»

Prato, il ritorno dei dormitori cinesi: «La guardia non va abbassata»

Presentata in Comune la fase 5 del Piano lavoro sicuro che prevede 750 controlli annuali

27 marzo 2024
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PRATO. E' stata presentata oggi, 27 marzo, nel Salone Consiliare del Comune di Prato la Fase 5 del Piano Lavoro Sicuro della Regione Toscana, che avrà una durata biennale da gennaio 2024 al 31 dicembre 2025. All'incontro, coordinato dall'assessore alle Politiche di cittadinanza Simone Mangani, erano presenti il direttore del Dipartimento di Prevenzione dell'Asl Toscana centro Renzo Berti, il direttore dell'Area Sicurezza sui luoghi di lavoro Luigi Mauro e i rappresentanti delle categorie economiche e dei sindacati cittadini.

Ad illustrare i risultati delle fasi precedenti e le prospettive di sviluppo è stato il direttore Berti, che ha evidenziato che dal 2014 ad oggi a Prato sono state controllate 11.387 imprese (in totale nel territorio della ASl Toscana Centro 18.321) ed incassati oltre 26,5 milioni di euro di sanzioni riscosse - 2,5 all'anno - , rendendo in pratica il Piano autofinanziato - con un trend di regolarità  più che triplicato a Prato,(dal 20,2% del 2014, quando è stata avviata la prima fase del progetto, al 70,4 attuale, uguale su base regionale. Il pressing annuale dei controlli a Prato rimarrà costante anche nella Fase 5 con 750 verifiche, mentre nel resto del territorio calerà da 1.100 della Fase 4 a 922 della Fase 5: come ha spiegato Berti, durante la terza e la quarta fase  è stato registrato un nuovo aumento del fenomeno dei dormitori abusivi e anche delle carenze igieniche nelle aziende controllate, un aumento che ha "acceso una spia" sulla necessità di proseguire nell'azione di controllo.

"Vi è un netto miglioramento rispetto all'inizio dell'attività di controllo del nucleo e da un punto di vista quantitativo i controlli non caleranno, ma il riaffacciarsi di situazioni di promiscuità tra luoghi di lavoro e spazi di vita ci ha fatto decidere di non abbassare l'attenzione – ha detto Berti – Non si tratta di dormitori in loculi di cartongesso come quelli che trovavamo in molti capannoni, ma comunque di situazioni non a norma in cui i rischi si moltiplicano: facendoci  pensare che quanto abbiamo acquisito non sia consolidato. Per questo, al di là della quantità e dell'efficacia dei controlli, è necessaria un'assunzione di responsabilità da parte delle imprese, il vero deterrente rispetto ai rischi e la molla che fa scattare la prevenzione. Per fare questo salto di qualità chiediamo la preziosa collaborazione delle parti sociali".

"Il Piano lavoro Sicuro è cresciuto negli anni grazie soprattutto alla collaborazione istituzionale e il Comune di Prato è partner del progetto attraverso la Polizia Municipale e il Servizio Immigrazione – ha aggiunto l'assessore Simone Mangani – A quell'intesa hanno fatto seguito il Protocollo Antisfruttamento che vede capofila la Procura della Repubblica e altri accordi come quelli con Alia e Sori per estendere i controlli di prevenzione anche ad altri ambiti. E' di fondamentale importanza che la Regione Toscana abbia deciso di far proseguire il Piano per altri due anni fino alla fine del 2025". 

Il Piano lavoro Sicuro è stato avviato dalla Regione Toscana in collaborazione con il  Comune di Prato a 10 anni dalla tragedia dell'incendio al Teresa Moda di via Toscana, il 1° dicembre 2013, in cui morirono sette operai cinesi. L'avvio del progetto di controllo sulle condizioni di lavoro nelle aziende nel settembre 2014, con l'assunzione di 74 Tecnici della prevenzione, di cui 50 destinati a Prato, è stata la risposta a quel rogo scatenato dal corto circuito di una stufa elettrica ed alimentato velocemente dai materiali sintetici stipati nel pronto moda. Non ci fu scampo per cinque uomini e due donne, che lavoravano e vivevano nel capannone fianco a fianco con le taglia e cuci, gli impianti elettrici non a norma e le cucine improvvisate con bombole di gas.

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