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La strada 325 non riapre dopo la frana, la Valbisenzio resterà bloccata: «Aiutateci, serve lo stato di emergenza»
L’appello di industriali e artigiani al presidente della Regione: la riapertura a senso unico alternato è slittata
PRATO. Serve lo stato di emergenza, come per l’alluvione. Lo chiedono a gran voce gli industriali e gli artigiani in una lettera al presidente della Regione Eugenio Giani a proposito della strada regionale 325 che dall'inizio del marzo 2024 è bloccata a causa della frana che si è staccata lo scorso 1° marzo nel tratto compreso tra la Cartaia e Camino.
L'appello
Confindustria Toscana Nord, Cna Toscana Centro e Confartigianato Imprese Prato si fanno interpreti di centinaia di imprenditori che in queste settimane hanno dovuto affrontare un’emergenza logistica, quella dei trasporti da e per la Valbisenzio e che ora chiedono ristori, come hanno fatto migliaia di famiglie per l’alluvione del 2 novembre. Secondo industriali e artigiani c’è un precedente che dovrebbe essere d’esempio, una frana avvenuta nel 2019 in provincia di Pistoia, e c’è una legge regionale, la 58 del 2020, che può essere usata per la Valbisenzio «con l’istituzione di strumenti volti alla concessione di contributi e ristori in favore delle imprese fortemente penalizzate dalla chiusura della regionale 325».
Il rinvio
La richiesta arriva all’indomani dell’ennesima brutta sorpresa, cioè il rinvio a data da destinarsi, deciso il 19 marzo, della riapertura a senso unico alternato, in origine prevista per il 25 marzo. Non sarà così, perché ci si è accorti che la frana è più grave del previsto, interessa anche la parte a monte, ancora pericolante, e nessuno oggi sa dire quanto ci vorrà per mettere in sicurezza il versante e riaprire la strada. In questi giorni sono proseguiti i rilievi dei geologi nella parte a monte per capirci qualcosa di più. «Alla luce di questa novità – scrivono industriali e artigiani – si amplificano le già enormi difficoltà per il sistema produttivo pratese, oltre che per la cittadinanza, che si stanno manifestando con crollo di fatturato delle aziende, aumento vertiginoso dei costi di trasporto e rischio crescente per l’occupazione. Le associazioni ribadiscono infine che al di là di questi ristori, importanti ma non certamente risolutivi, la vera soluzione consiste nella rapida riapertura della regionale 325 e soprattutto nella progettazione di opere viarie alternative che possano consentire di superare lo stato di crisi in cui la strada viene a trovarsi con insistente frequenza». «Una Valbisenzio bloccata – scrivono industriali e artigiani nella lettera a Giani – significa gran parte del tessile pratese ed italiano altrettanto bloccato. In questo momento, tanto l’aggravarsi della situazione quanto l’incertezza che si delinea in merito alla ripresa della ordinaria fruibilità dell’arteria stradale, stanno determinando danni ingenti alle attività produttive, che sono misurabili sia in termini di ulteriore calo del fatturato del 2024 rispetto agli anni precedenti sia, nel caso di attività prevalentemente manifatturiere, in un aumento rilevantissimo dei costi di trasporto delle merci in arrivo o in consegna. Questa criticità, inoltre, non dispiega i suoi effetti esclusivamente sulle imprese situate in Val Bisenzio e direttamente interessate dalla chiusura della 325, ma anche su tutte le altre del distretto pratese che possono ritenersi altrettanto danneggiate dalla fattispecie. Quello che poteva sembrare un mero problema di mobilità è diventato un problema di sicurezza economica e sociale e che ha ormai tutti i caratteri di una vera e propria emergenza».
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