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Rifiuti, a Prato 532 sanzioni in un anno: i numeri negli altri Comuni e come ha influito il “fattore alluvione”
Il bilancio di Alia sull’attività degli ispettori ambientali
PRATO. Ci sono multe e multe, e se alcune possono anche far storcere il naso, perché – pur ratificando comunque un nostro comportamento sbagliato – sono viste quasi come un’ingiustizia (caso classico, la multa per eccesso di velocità di un paio di chilometri orari). Ma ci sono invece sanzioni alle quali è difficile replicare, e che possono servirci – nel senso completo del termine – da lezione. Sono quell elevate dagli ispettori ambientali di Alia Multiutility , una squadra di 36 persone che ha fra i compiti principali quello di verificare la correttezza dei conferimenti e il rispetto degli orari di esposizione dei rifiuti nel sistema di “porta a porta”, ma anche quello, ancor più importante, di ispezionare sacchi e materiali abbandonati, in modo da individuare chi li ha buttati, multarli e, nel caso (dipende dai materiali gettati) denunciarli. Il bilancio, in sintesi, parla per il territorio della Toscana centrale, di oltre 200 multe al mese, ma anche di una complessiva crescita della collaborazione dei cittadini nella tutela dell’ambiente e nella lotta agli abbandoni dei rifiuti. L’anno scorso anno, nei 25 Comuni dell’Ato Toscana Centro in cui sono attivi, gli ispettori ambientali hanno effettuato 62.789 controlli, ispezionato 71.446 rifiuti, elevato 2.554 sanzioni per oltre 357mila euro e fatto 154 segnalazioni alla polizia municipale. E fronte di una crescita dei controlli di circa il 30% e di un quantitativo quasi raddoppiato di rifiuti ispezionati (da 47mila a oltre 71mila), le sanzioni sono rimaste praticamente le stesse, anzi con un leggero calo (lo 0,39% in meno) rispetto al 2022. Questo dato si può leggere come una crescita di responsabilità dei cittadini: nel 2022 veniva elevata una multa ogni 19 controlli, mentre nel 2023 sono stati necessari in media 25 controlli per trovare un’irregolarità.
Controlli
«La continuità e la capillarità dei controlli dei nostri ispettori ambientali contribuisce senza dubbio a migliorare il sistema di raccolta dei rifiuti, veicolando sempre di più la cultura della legalità e stimolando il senso di responsabilità dei cittadini, ormai pienamente consapevoli sia dell’importanza di adottare corrette pratiche di smaltimento, sia della convenienza nel rispettarle» è il commento di Lorenzo Perra, presidente di Alia Multiutility.
L’alluvione
E nel caso di Prato c’è anche un elemento da aggiungere, ossia il fattore alluvione e conseguenti rifiuti da smaltire. Qui sono stati fatti 17.728 controlli, con l’ispezione di 22.254 rifiuti, per 532 multe, pari a 59.899 euro, e 36 segnalazioni alla polizia municipale. Nei comuni di Montemurlo, Poggio a Caiano e Prato l’andamento delle attività degli ispettori ha fatto registrare una diminuzione dei rifiuti abbandonati (-30% nel 2023 rispetto all’anno precedente) In crescita i rifiuti controllati e le segnalazioni inviate dagli ispettori nel circuito Co.Es.Se (Coordinamento Esposti e Segnalazioni), dove gli ispettori di Alia collaborano con la polizia municipale e provinciale; solo nel 2023, all’interno di questo progetto, sono stati effettuati 35 interventi e segnalazioni alla polizia municipale, per abbandono di rifiuti speciali di cui il 90% di lavorazione tessile, mentre nell’anno precedente gli interventi erano stati 20. Un particolare impegno degli ispettori ambientali riguarda il Macrolotto Zero, dove sono attivi con doppio turno, sia al mattino che al pomeriggio, tutti i giorni dal lunedì al sabato, nel monitoraggio di punti particolarmente sensibili per l’abbandono di rifiuti, ma anche nelle verifiche mirate e periodiche, programmate in sinergia col servizio di raccolta dei conferimenti del residuo non riciclabile delle attività produttive. In questo contesto, nel solo 2023, gli ispettori ambientali hanno elevato 183 sanzioni, per un valore economico di 19.350 euro, con 7.185 interventi e controlli che hanno portato a ispezionare 7.488 tra sacchi e bidoncini. L’attività ha portato anche al posizionamento di telecamere e all’utilizzo di auto civetta a sorvegliare i punti soggetti a frequenti abbandoni.
Cosa fa un ispettore ambientale
E a spiegare non solo in cosa consista il lavoro di un ispettore ambientale, ma anche quale spirito lo animi è uno di loro: Fabio Scarselli, 55 anni, ispettore am bientale di Alia dal 2019, in azienda dal 2016 (da quando ancora esisteva Asm). Scarseli è uno degli ispettori più esperti in servizio sul territorio pratese e attualmente fa parte del gruppo che, a coppie, pattuglia la zona del Macrolotto Zero, agevolato da una perfetta conoscenza della lingua cinese. «La soddisfazione più grande è vedere che chi sbaglia capisce l’errore e non lo commette più. Mi piace soprattutto la parte educativa-informativa del mio lavoro – spiega, da appassionato della propria attività, Fabio Scarselli – usciamo la mattina per i giri di routine. Abbiamo mappato i punti critici dove sappiamo che possono trovarsi degli abbandoni, ma agiamo anche in seguito a segnalazioni. Ogni giorno facciamo ispezioni e controlli laddove ci sono dei rifiuti abbandonati e poi ci occupiamo di segnalarli ai colleghi dei servizi che si occupano di ripulire. Gli abbandoni che riguardano la sfera penale vengono segnalati alla polizia municipale e alla polizia provinciale. Se troviamo indizi dentro ai sacchi ispezionati, una volta rientrati in ufficio andiamo a compiere le dovute verifiche per risalire al responsabile. A questo punto inizia la fase del contraddittorio con i sospettati. È una fase importante, nel corso della quale la quasi totalità delle persone ammette le proprie responsabilità, che spesso derivano dalla mancata conoscenza delle regole. Il confronto con le persone è fondamentale nel nostro lavoro di educazione ambientale. Siamo diventati dei punti di riferimento nel quartiere: quando ci sono dei dubbi ci chiamano prima di sbagliare ancora. Lo fanno pure i cittadini cinesi, anche per segnalare situazioni di degrado o abbandoni».
Gli errori
Ma quali sono gli errori più comuni? «Iniziamo col dire che sbagliamo tutti. Italiani e stranieri – spiega Scarselli – molti ancora non hanno capito cosa va conferito fra i rifiuti non riciclabili, il cosiddetto indifferenziato, che purtroppo è un termine che genera confusione. C’è chi sbaglia orari e giorni di esposizione, oppure lascia i rifiuti vicino ai cestini o alle campane del vetro, pensando che verranno portati via. La comunità cinese più giovane cerca di adeguarsi velocemente alle regole. Le persone più anziane, invece, sono difficili da coinvolgere e anche l’alta turnazione di residenti non aiuta. Ma si vedono i primi risultati del nostro impegno quotidiano di sensibilizzazione e questo ci riempie di orgoglio e motivazione».
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