Gioco
Prato, la Visitazione del Pontormo ostaggio dei veti incrociati
Da mesi l’opera contesa tra Prato e Carmignano è in una cassa
PRATO. La Visitazione del Pontormo, uno dei capolavori del manierismo toscano, sta a Carmignano da quasi 500 anni, da quando si presume sia stata realizzata, tra il 1528 e il 1530, commissionata dalla famiglia fiorentina Pinadori per una delle sue ville in campagna e poi presto trasferita nella chiesa di San Michele Arcangelo. Si capisce dunque perché la gente di Carmignano, sindaco in testa, si opponga con tutte le forze al trasferimento dell’opera al Museo di Palazzo Pretorio a Prato, oppure a Firenze. Da oltre due mesi infuria la polemica, ma nel frattempo il quadro di Jacopo Carucci non lo può vedere nessuno ed è di fatto ostaggio di una serie di veti incrociati.
La diatriba è nata a metà dicembre, quando la Diocesi di Pistoia, sotto la quale ricade la parrocchia di San Michele, ha annunciato il trasferimento dell’opera nel Museo di Palazzo Pretorio. Trasferimento inevitabile, è stato spiegato, per consentire di eseguire i lavori di ristrutturazione della chiesa, interessata da preoccupanti infiltrazioni che mettevano a rischio non solo il capolavoro del Pontormo, ma anche altre sei opere conservate nello stabile. L’assessore alla Cultura di Prato, Simone Mangani, che aveva curato le trattative per lo spostamento, si è subito detto ben contento della decisione, ma non aveva fatto i conti col compagno di partito Edoardo Prestanti, il sindaco di Carmignano, che ha addirittura minacciato di non rinnovare la tessera del Pd, prima di essere riportato a più miti consigli dal segretario regionale Emiliano Fossi, mentre il consiglio comunale votava all’unanimità il no al trasferimento.
E però, intanto, la Visitazione è chiusa in una cassa speciale a temperatura costante e lì riposa, ignara di tutto quello che le si agita intorno. Se è vero che il niet allo spostamento non è un semplice capriccio campanilistico e se è vero che, oltre a essere un simbolo di Carmignano, l’opera è anche un volano di attrazione turistica, di fatto è come se fosse già stata spostata perché, come detto, è chiusa in una cassa e non la possono vedere né i carmignanesi, né i pratesi, né gli eventuali appassionati di arte. Quest’ultima categoria, di fatto, è la principale interessata, perché per ammirare i colori sgargianti delle vesti di Maria e di Sant’Elisabetta bisogna proprio volerci andare apposta, a Carmignano, che non è un posto di passaggio.
Vittorio Sgarbi ha già fatto sapere, scontentando pratesi e carmignanesi, che fosse per lui il quadro dovrebbe andare agli Uffizi, mentre la vicina Poggio a Caiano si è offerta come soluzione di compromesso mettendo a disposizione la Villa medicea. Potrebbe essere proprio questo il punto di caduta, non troppo lontano da Carmignano, in un’ambientazione consona al carattere dell’opera, con le necessarie garanzie di sicurezza.
Però l’ultima parola spetta alla Diocesi di Pistoia e di fatto siamo in una situazione di impasse. Giorni fa si era sparsa la voce che fosse stata confermata la destinazione di Prato, si vociferava anche di una data precisa, tanto che la Diocesi ha dovuto precisare di non aver ancora preso una decisione. Decisione che inevitabilmente scontenterà qualcuno, ma che dovrà essere presa in tempi rapidi, per evitare che la Visitazione si trasformi in un’opera virtuale, visibile solo su Wikipedia.
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