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Il processo

Prato, soldi per farsi restituire i cani dal canile: patteggia l’ex presidente

Sopra alcuni ospiti del canile “Il Rifugio”
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Sopra alcuni ospiti del canile “Il Rifugio”

Tre anni all’ex responsabile di “Qua la Zampa” che gestiva la struttura di proprietà comunale

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PRATO. Ha scelto la via del patteggiamento (tre anni di reclusione) Patrizia Nocerino, coinvolta nell’inchiesta sulla gestione del canile comunale “Il Rifugio” che, nell’aprile dello scorso anno, portò al suo arresto. La Nocerino, che all’epoca era presidente dell’associazione “Qua la zampa” che aveva in gestione il canile municipale, assistita dall’avvocato Nicola Badiani, è comparsa ieri davanti al Gup Francesca Scarlatti, che ha accolto la richiesta di patteggiamento.

Era il 5 aprile dello scorso anno quando la Nocerino venne posta agli arresti domiciliari in esecuzione di una misura di custodia cautelare disposta dal gip su richiesta dei pm Massimo Petrocchi e Alessia Iacopini. L’accusa ipotizzata nell’inchiesta, condotta dai carabinieri del Nas di Firenze, era quella di irregolarità di natura amministrativa. I reati contestati, a vario titolo, dalla procura all’epoca diretta da Giuseppe Nicolosi erano quelli di peculato, induzione indebita a dare o promettere utilità, ricettazione e concorso in falso materiale in atto pubblico. Tra i fatti contestati nell’ambito delle indagini, anche l’accusa di aver intascato denaro che invece sarebbe dovuto confluire nelle casse comunali: quello pagato dai proprietari dei cani allontanatisi da casa e ritrovati in strada, a titolo di «spese di cattura e relative sanzioni».

Non solo, ma secondo l’inchiesta condotta dai Nas ci sarebbe stata anche «l’indebita appropriazione di cani di soggetti privati mediante il ricorso ad allusive prospettazioni di sanzioni non dovute»: i padroni, insomma, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero stati convinti a non recuperar e loro animali, dopo che era stata loro prospettata la necessità di pagare delle multe, in realtà del tutto inesistenti. All’epoca vennero anche contestati i reati di ricettazione (per aver nascosto nella struttura un cane) e di concorso in falso materiale in atto pubblico (per aver realizzato una falsa attestazione di riconsegna di un altro cane, documento che sarebbe stato poi inserito nel pubblico registro dell’anagrafe canina).

A far partire le indagini sarebbe stato il racconto dei proprietari di due pittbul. I due, denunciati per omesso controllo dei loro cani (che erano fuggiti azzannando i gatti di una vicina di casa), avrebbero detto alle guardie zoofile che già in passato i loro cani si erano allontanati, e che loro li avevano recuperati al canile pagando delle somme in contanti. Un’evidente anomalia, dal momento che le spese per la cattura e la custodia devono essere versate attraverso un bollettino postale intestato al Comune. Da qui sono scattati gli accertamenti che hanno portato all’inchiesta.

E ieri, con il patteggiamento, la storia si è chiusa per l’ex presidente dell’associazione “Qua la zampa”, e in quest’occasione il Comune di Prato, che del canile è proprietario, non si è costituito parte civile (rinunciando quindi a reclamare il danno economico e quello di immagine). Ma la vicenda tornerà in tribunale il prossimo 4 luglio: in quell’occasione infatti sarà discussa la posizione di altre cinque persone coinvolte nel caso, imputati che hanno optato per essere giudicati, rinunciando a riti alternativi. Si tratta di tre guardie zoofile, di una veterinaria dell’Asl Toscana Centro e di un volontario.


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