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Prato, impiegato a giudizio per i falsi certificati medici ma il Comune non si costituisce parte civile
E’ un istruttore amministrativo che secondo l’accusa avrebbe simulato di aver contratto il Covid e altre malattie per non andare al lavoro
PRATO. Un dipendente del Comune di Prato è stato rinviato a giudizio con l’accusa di aver usato falsi certificati di malattia per assentarsi dal lavoro. Il rinvio a giudizio è stato disposto dal giudice dell’udienza preliminare Leonardo Chesi su richiesta del pubblico ministero.
Il processo inizierà nel mese di aprile e in quella sede l’imputato potrà far valere le proprie ragioni, avendo rinunciato alla possibilità di patteggiare o di chiedere un processo col rito abbreviato che gli avrebbe garantito fino a un terzo di sconto sull’eventuale pena. Evidentemente ritiene di essere nel giusto e di poter dimostrare la propria innocenza.
Si tratta di un istruttore amministrativo che, secondo la tesi accusatoria, avrebbe usato alcuni falsi certificati medici per assentarsi dal lavoro. Falsi nel senso che le malattie accusate in realtà non esistevano. Il caso è emerso durante l’emergenza per la pandemia Covid e tra i certificati prodotti ce ne sono alcuni che attestavano proprio l’infezione da coronavirus, mentre altri sono relativi a malattie più comuni. La sostanza non cambia. Secondo l’accusa quelle malattie non esistevano e dunque l’imputato deve essere chiamato a rispondere di truffa ai danni di un enti pubblico.
Il Comune di Prato in questo procedimento risulta come parte lesa, ma pur potendo, ha deciso di non costituirsi come parte civile che avrebbe aperto la strada a un risarcimento del danno.
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