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Addio Giuliano Gori, il ricordo dell'amico e fotografo Aurelio Amendola: «Quel pranzo insieme programmato che non faremo mai»

A sinistra Giuliano Gori a destra l'amico Aurelio Amendola
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A sinistra Giuliano Gori a destra l'amico Aurelio Amendola

Le parole di una delle persone con cui l'esperto d'arte che ha trasformato la Fattoria di Celle a Pistoia in una galleria d'arte era più legato in assoluto: «Un vulcano di idee, guardava dove gli altri non riescono a vedere»

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PISTOIA. Durante il fine settimana del 27 e 28 gennaio Giuliano Gori e il celebre fotografo pistoiese Aurelio Amendola avrebbero trovato un giorno per pranzare insieme. Un modo come un altro per parlare d’arte, pianificando magari un evento che avrebbe incontrato il favore di entrambi.

La scomparsa di Giuliano, purtroppo, non farà realizzare questo momento conviviale, pianificato dai due amici oltre 20 giorni fa. Incontrarsi per loro era peraltro di una facilità estrema, come spiega appunto Aurelio Amendola: «Io abito a Santomato in via degli Imbarcati, a poche decine di metri dalla fattoria di Celle. Quando stavo cercando una casa da acquistare, fu proprio Giuliano a segnalarmi quella che sarebbe diventata casa mia. Mi disse che così mi avrebbe avuto sempre vicino potendo contare su un amico fidato con tantissimi interessi in comune».

Un’amicizia, quella fra l’ esperto d’arte e il fotografo degli artisti, durata oltre 40 anni: «Ci conoscemmo all’inizio degli anni Ottanta ed entrammo subito in sintonia. Giuliano aveva una sensibilità artistica unica e un gusto per l’innovazione che lo portava a volersi confrontare con forme di espressione artistica innovative. Mi colpì sin dal primo momento perché era un vulcano di idee e sapeva gettare lo sguardo molto più lontano degli altri».

Fra i momenti indimenticabili di questo sodalizio, c’é un viaggio alla Fiera di Bologna, dove i due amici parteciparono a una mostra collettiva di arte contemporanea. Così il fotografo ricorda: «Giuliano sapeva cogliere l’importanza di ogni dettaglio e aveva una visione d’insieme che soltanto i grandi artisti possiedono. La Fattoria di Celle rispecchia in pieno queste sue caratteristiche, visto che ogni opera d’arte è inserita in un preciso contesto naturale o architettonico che la valorizza ulteriormente».

In qualità di vice presidente della Fondazione Caript, carica che ricoprì dal 2000 al 2011, dette un grandissimo impulso a ogni espressione artistica, facendo anche realizzare una galleria d’arte al padiglione di emodialisi dell’ospedale pistoiese del Ceppo. Questo e altri grandi successi di Giuliano sono ricordati con estrema lucidità da Amendola che aggiunge infine un ulteriore tassello: «È grazie a lui se ho avuto la possibilità di conoscere artisti del calibro di Fausto Melotti, Mimmo Paladino, Emilio Vedova e Michelangelo Pistoletto e tantissimi altri che hanno indirizzato in maniera positiva il mio stesso percorso. Grazie all’amicizia in comune con Giuliano, è stato più facile creare con tutti un clima di complicità».

Per Giuliano, come sostiene Aurelio Amendola, niente era più doloroso che doversi separare da un artista, con il quale aveva condiviso una progettualità. Per questo, è ancora vivido in lui il ricordo del funerale di Eliseo Mattiacci il 27 agosto del 2019. In quell’occasione, i due amici erano a dare l’estremo saluto allo scultore: «Fu un momento toccante. Ci confrontammo sui temi della morte e dell’eternità e oggi faccio tesoro di quelle sue impressioni».
 

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