Il Tirreno

Prato

Il rapporto sull’infanzia

Prato, asilo nido gratis per molti, ma un bambino su due resta a casa

di Paolo Nencioni
Prato, asilo nido gratis per molti, ma un bambino su due resta a casa

Non c’è stato un boom di iscrizioni dopo gli aiuti varati dalla Regione per le famiglie con un Isee inferiore a 35.000 euro

4 MINUTI DI LETTURA





PRATO. È aumentato, ma forse non tanto quanto ci si sarebbe potuti aspettare, il ricorso delle famiglie pratesi all’asilo nido per i bambini dai 3 ai 36 mesi. Più della metà dei bambini restano coi nonni oppure coi genitori, se almeno uno dei due non lavora. Lo si ricava dal primo Rapporto sulla condizione dell’infanzia e l’adolescenza presentato in Comune.

Ci si aspettava un aumento del numero dei bambini accolti dai servizi dell’infanzia soprattutto per un motivo: le misure a sostegno della genitorialità messe a punto dalla Regione con la misura “Nidi gratis”, che interessa tutte le famiglie residenti in Toscana con Isee inferiori a 35.000 euro. E in effetti la percentuale dei bambini iscritti agli asili nido è passata dal 40,6% del 2022 al 44% del 2023. Ma come si vede non è stato un boom. Molti che pure potrebbero mandare i figli al nido senza pagare preferiscono ancora tenere i bambini in famiglia, quando possono contare sui nonni o su almeno uno dei due genitori che non lavora. Oltretutto il progetto “Nidi gratis” non era l’unica forma di aiuto, il Comune ha previsto anche una riduzione tariffaria, la copertura della differenza di retta fra il nido privato convenzionato ed il nido comunale nella misura massima del 20%, il rimborso parziale della quota di iscrizione. E già dal 2022 ha aperto due nuove sezioni al nido delle Fontanelle. Meno della metà dei bambini al nido, si è detto, mentre quasi tutti (il 95,28%) vengono iscritti alla scuola materna.

Tra gli obiettivi per il 2023 c’era anche l’aumento della qualità delle mense scolastiche. Obiettivo raggiunto, stando al rapporto del Comune, perché si è passati da un grado di soddisfazione di 4 su una scala di 6 nel 2022 a un valore di 4,42. Questo, pare, grazie all’introduzione di menù alternativi e di accorgimenti per non far arrivare il cibo già freddo sulle tavole. Il Comune fornisce il servizio mensa a 10.420 alunni, di cui circa 920 a gestione diretta (nei Centri Zero-Sei Corridoni e Galilei, i nidi comunali Borgo, Fiore, Orto del Lupo, La Querce e le scuole dell’infanzia di Villa Charitas e Toti, strutture nelle quali è presente una cucina gestita da cuochi comunali) e 9.500 con gestione in appalto a un’impresa del settore (per le bambine e i bambini di tre nidi e quattro scuole dell’infanzia comunali e delle scuole infanzia e primarie dei 14 Istituti comprensivi statali).

Per quanto riguarda invece il terzo obiettivo, cioè l’attivazione del servizio di pre e post scuola, il Comune aveva piazzato l’asticella molto in basso, immaginando di attivare il servizio entro il 31 dicembre. Lo ha fatto in effetti il 2 ottobre, e non ci si poteva aspettare niente di meno, tenuto conto che se davvero il servizio fosse stato attivato a fine dicembre molte famiglie di lavoratori si sarebbero trovate in grandi difficoltà. Anzi, forse in futuro non sarebbe male attivare il servizio all’inizio della scuola, così da non far passare quel periodo di transizione in cui non c’è la possibilità di portare i bambini prima e riprenderli dopo, quando anche le mense scolastiche non funzionano (in genere per un paio di settimane, non si è mai capito davvero perché).

Nel Rapporto del Comune ci sono anche alcuni numeri interessanti sulla presenza di minori in città, che sono il 16% della popolazione, in calo di più di un punto dal 2018, quando erano il 17,12%. Negli stessi anni sono crollate le nascite dalle 1.690 del 2016 alle 1.033 del 2022 (anche se nel 2023 c’è stata una timida ripresa). I minori figli di famiglie italiane sono in costante calo dal 2004, ora cominciano a calare anche i minori stranieri, che però rappresentano il 34% del totale. Più di due su tre (il 68%) sono cinesi, a seguire albanesi (9%), rumeni, pachistani e marocchini. Con una particolarità abbastanza eclatante: i minori cinesi, come detto, sono il 68% ma nella popolazione scolastica rappresentano solo il 61,58%. C’è dunque un 6,42% di loro che si perdono per strada o non frequentano le scuole italiane, mentre cresce parecchio la percentuale degli alunni albanesi (13,48%). 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa