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Prato, accusato di aver chiesto un risarcimento per la fidanzata “rubata”: il pm chiede una condanna a 6 anni
Un cinese di 57 anni è sotto processo per estorsione: si sarebbe fatto consegnare 10.000 euro da un connazionale
PRATO. Mi hai “rubato” la fidanzata e per questo devi risarcirmi con 15.000 euro. Questa l’accusa che ha portato sul banco degli imputati Ma Guanguyue, un cinese che oggi ha 56 anni, e ne aveva 47 all’epoca dei fatti, nel 2015. Per lui il pubblico ministero Andrea Maltomini ha chiesto una condanna a 6 anni di reclusione per estorsione. La parte civile rappresentata dall’avvocato Massimo Mariotti si è associata alla richiesta, mentre il difensore Antonino Denaro proverà a smontare la tesi accusatoria nell’udienza fissata per il prossimo 23 febbraio.
Il processo scaturisce da una denuncia presentata nel 2015 da un cinese residente a Prato che raccontò ai carabinieri di essere stato costretto a pagare 10.000 euro a un connazionale che lo aveva minacciato. La richiesta iniziale, come detto, fu di 15.000, ma poi il presunto estorsore avrebbe fatto uno sconto quando l’altro gli disse che tutti quei soldi non li aveva.
All’origine della richiesta estorsiva ci sarebbe stata, secondo il racconto della parte lesa, una relazione che quest’ultimo aveva iniziato con l’ex fidanzata del presunto estorsore. Ma forse nemmeno ex, perché a una delle udienze del processo il presunto estorto si è rifiutato di dire all’avvocato difensore la data di nascita della figlia avuta dalla donna che prima era legata all’imputato. Il pubblico ministero Maltomini ha spiegato il rifiuto con la paura che, facendo due conti, l’imputato potesse ipotizzare che la relazione tra i due fosse iniziata quando ancora la donna era la sua fidanzata. E lo avesse tradito.
Il nuovo compagno della donna ha detto di essere stato minacciato con un coltello e successivamente ha aggiunto che l’altro si era presentato con una pistola. Lo temeva, ha detto il pm nella requisitoria, perché lo riteneva inserito in un ambiente criminale di alto spessore. In ogni caso i diecimila euro vennero versati, ha raccontato la parte lesa, a titolo di “risarcimento” per il passaggio della fidanzata al nuovo compagno. La circostanza emerse nel corso di un’indagine dei carabinieri per fatti diversi.
Non è la prima volta che nella comunità cinese emerge il fenomeno dei “risarcimenti” chiesti in cambio di presunti torti subiti, anche per fatti di sangue. E’ successo anche in occasione di accoltellamenti, con gli amici della parte lesa che si rivolgono all’aggressore e anziché rendere pan per focaccia pretendono un risarcimento in denaro.
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