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Prato, Giani in visita al Santo Stefano: «Taglio gli sprechi, non i servizi»

di Paolo Nencioni
Prato, Giani in visita al Santo Stefano: «Taglio gli sprechi, non i servizi»

Il presidente della Regione ha incontrato medici e infermieri

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PRATO. Comprimere le spese senza tagliare i servizi. Questo l’obiettivo, forse ambizioso, del presidente della Regione Eugenio Giani che ieri mattina ha fatto visita all’ospedale Santo Stefano per parlare con medici, amministrativi e infermieri.

Si tratta della quarta tappa della “campagna di ascolto” che ha già toccato nei giorni scorsi gli ospedali di Orbetello, Barga e Massa. «Ne visiterò 45 tra gennaio e febbraio – ha spiegato Giani – Voglio parlare con chi vive e lavora negli ospedali per raccogliere suggerimenti». Lo scopo, come detto, è quello di far quadrare il cerchio: tagliare le spese senza tagliare i servizi.

Qualche idea Giani già ce l’ha. Fa l’esempio di una Asl, ma non dice quale (si dice il peccato, non il peccatore), che ha un parco mezzi di 800 auto, molte delle quali fanno pochi chilometri all’anno, ma sulle quali si continuano a pagare bollo e assicurazione. Ecco, quelle le vuole tagliare e promette di farlo.

All’origine di questa nuova austerity c’è un macigno, quei 420 milioni di euro che la Toscana aspettava dal governo Meloni per ripianare il rosso della sanità regionale che non sono arrivati. Per questo Giani è stato costretto ad aumentare l’addizionale Irpef facendo arrabbiare un po’ tutti, ma ripete che era inevitabile.

«L’aumento dell’addizionale – ha spiegato – è una misura una tantum perché non sono arrivati quei 420 milioni. È una misura che ci consente di arrivare alla fine dell’anno senza andare a toccare i servizi sanitari alla cittadinanza. In seguito abbiamo intenzione di tornare alla media del 3,22, cioè quella applicata dalle altre Regioni italiane».

I conti si faranno alla fine dell’anno, ma intanto il presidente della Regione promette che non interverrà sulle tariffe dei ticket sanitari: «Abbiamo fatto una manovra che ci mette in sicurezza per tutto l’anno e per un anno stiamo così, non ho intenzione di toccare i ticket».

Giani si trova a guidare un’auto che consuma molta benzina e sta cercando di limitare gli sprechi. «Quando hai una macchina con 57.000 dipendenti assunti a tempo indeterminati – dice – non ti puoi permettere nessuno spreco. L’addizionale Irpef l’abbiamo aumentata per non fare tagli, perché quando tagli un servizio poi è sempre un problema rimetterlo in funzione».

Il problema infermieri

Ma intanto c’è la grana infermieri. Alla vigilia della visita il Nursind, sindacato delle professioni infermieristiche, ha denunciato l’ingolfamento dei pronto soccorso e ha reclamato assunzioni per garantire servizi e carichi di lavoro accettabili. Sulle assunzioni da Giani non arriva nessun impegno, anche perché mancano le risorse finanziarie («Cosa vuoi assumere se il governo considera la sanità un problema residuale?»). La sua idea è un’altra e si chiama Case di comunità, quelle che fino a poco tempo fa si chiamavano Case della salute (su questo c’è ancora in ballo l’ex Creaf di via Galcianese).

«Faccio l’esempio di Certaldo – dice il presidente – Lì la Casa di comunità ha concentrato gli ambulatori medici. Sei hai un problema e non trovi il tuo dottore, ne trovi un altro che ti visita. Così le Case di comunità diventano micro-ospedali che sono in grado di decongestionare i pronto soccorso. In Germania già lo fanno con le cooperativa e funziona». Infine ci sono gli 8 milioni di danni per l’alluvione all’ospedale, ma Giani non autorizza speranze: «Se li metto qui li devo togliere da un’altra parte».
 

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