Il Tirreno

Prato

L’inchiesta

Prato, dà alla figlia un cognome falso per gestire gli affari di un ritardato mentale

di Paolo Nencioni
Prato, dà alla figlia un cognome falso per gestire gli affari di un ritardato mentale

Una donna straniera di 35 anni è stata indagata per circonvenzione di incapace e alterazione di stato civile

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PRATO. Ha approfittato del ritardo mentale di un cinquantenne pratese per convincerlo ad affidarle la gestione dei suoi affari e poi ha dato il cognome dell’uomo alla figlia avuta da un’altra persona. Queste le accuse che hanno indotto il giudice per le indagini preliminari Francesca Scarlatti a firmare un’ordinanza cautelare nei confronti di una donna di 35 anni, originaria del Sud America. La donna è stata allontanata dalla casa del cinquantenne, dove si era insediata da tempo, e le è stato ritirato il passaporto per impedirne l’espatrio.

È una storia molto particolare quella portata all’attenzione del procuratore facente funzioni Laura Canovai e sono stati giorni concitati, alla vigilia di Natale, quelli vissuti dagli investigatori, che hanno notificato il provvedimento del giudice appena in tempo per impedire un viaggio della coppia nel paese di origine della donna.

A sollevare i primi dubbi sul comportamento della trentacinquenne sarebbe stato un parente del cinquantenne. Quest’ultimo ha perso entrambi i genitori l’anno scorso e ha ricevuto in eredità alcuni appartamenti dati in affitto. Nel frattempo ha conosciuto la donna di 35 anni che è andata a vivere a casa sua, nonostante tra i due non ci fosse una relazione sentimentale. Lei si sarebbe presentata come un’amica che gli dava una mano a tenere in ordine la casa. Poi però, secondo quanto accertato dalla Procura, si è un po’ “allargata”, tanto da assumere il controllo delle attività economiche del cinquantenne, fondamentalmente gli affitti delle case avute in eredità dai genitori.

La chiave di tutto è una procura speciale che la donna è riuscita a farsi dare dal cinquantenne, dopo averlo portato da un notaio di Pistoia.

Si fosse trattato di una coppia “normale” non ci sarebbero stati problemi. Ognuno è libero di affidare la gestione dei propri affari a chi vuole. Ma il problema è che il cinquantenne è affetto da un evidente ritardo mentale (certificata da una perizia dello psicologo Marco Tanzella), e anche il notaio, che poi è stato sentito dai carabinieri durante le indagini, avrebbe dovuto accorgersene. Invece la procura speciale è stata firmata e la trentacinquenne ha preso le redini del comando.

Fin qui si tratta di una presunta circonvenzione di incapace, a cui alla fine dell’estate si è aggiunto un altro possibile reato: l’alterazione di stato civile. La donna infatti ha avuto una figlia da un altro uomo, ma le ha dato il cognome del cinquantenne, come se fosse figlia sua. Lui sa che non è così, ma avrebbe accettato la situazione e chi lo ha visto dice che era anche molto felice di fare da padre alla bambina di tre mesi.

Questo secondo la legge non giustifica il comportamento della madre, che ora solo per questo rischia una condanna da 3 a 15 anni. Servirà un esame del Dna sulla bambina, ma non sembrano esserci dubbi.

Il gip ha dunque disposto l’allontanamento della donna dalla casa del cinquantenne e il ritiro del passaporto. All’interrogatorio di garanzia, difesa dall’avvocato Cristiano Toraldo, la trentacinquenne si è avvalsa della facoltà di non rispondere.

Intanto il giudice ha nominato un amministratore di sostegno per gestire il patrimonio del cinquantenne “padre per caso”. 

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