Il Tirreno

Prato

Al Soccorso

Prato, rapinata dopo il maxi prestito: i dettagli di un caso complicato

di Paolo Nencioni
In via Milano è intervenuta venerdì sera una volante della polizia
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In via Milano è intervenuta venerdì sera una volante della polizia

La polizia arresta tre persone anche per tentata estorsione e sequestro di persona ma le versioni si contraddicono e alla fine il giudice ne ordina la scarcerazione

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PRATO. Tre cinesi, due uomini di 40 anni e una donna di 41, sono stati arrestati dalla polizia nel pomeriggio di venerdì in un appartamento di via Milano, al Soccorso, con le accuse di rapina, tentata estorsione e sequestro di persona ai danni di alcuni connazionali, tra cui un bambino di 4 anni. Due giorni dopo, però, il giudice per le indagini Marco Malerba ha convalidato gli arresti per la sola ipotesi di rapina, ordinando la scarcerazione dei tre, difesi di Gianandrea Rosati ed Elisa Baldocci, che nel frattempo erano finiti alla Dogaia e a Sollicciano.

Il giudice infatti ha dovuto sbrogliare un vicenda complicatissima, nella quale l’unica cosa certa sembra essere un prestito di 653.000 renminbi, la valuta cinese, equivalente a 83.500 euro, che è stato restituito solo in parte. Ci sarebbe questo dietro alla presenza dei due uomini e della donna (la creditrice) nella casa della connazionale che le doveva quei soldi.

«Se non me li rendi, considerali pure un regalo per la tua sepoltura» avrebbe detto la creditrice alla connazionale, davanti al condominio di via Milano.

Quando la polizia è arrivata nell’appartamento al quarto piano del palazzo la presunta debitrice si era già allontanata in taxi, mentre i due uomini che poi sono stati arrestati tenevano d’occhio la madre della padrona di casa e il nipotino di 4 anni in camera da letto. A chiamare la polizia è stata la madre del bambino, ma lo ha fatto più di tre ore dopo aver ricevuto la richiesta di soccorso inviata dalla nonna del bambino, mentre il padre del bambino, stando alla faticosa ricostruzione della vicenda, si sarebbe quasi disinteressato di quello che stava succedendo in casa sua, e alla polizia ha detto di non essere stato tenuto in ostaggio.

Nel frattempo i due uomini e la presunta creditrice hanno messo a soqquadro l’appartamento e si sono impossessati di 200 euro in contanti e dei passaporti di madre e figlia, dicendo che li avrebbero restituiti solo se il debito fosse stato onorato.

In Questura le versioni si sono accavallate. La presunta creditrice ha detto di essere stata presente in casa perché è un’amica di famiglia, mentre uno dei due uomini ha detto che era venuto a fare gli auguri di buon anno. La presunta debitrice ha raccontato di aver preso un prestito di 653.000 renminbi dalla connazionale con l’impegno di renderle l’1% mensile, e che non ce la faceva a pagare, ma anche l’ipotesi di usura sarà difficile da dimostrare perché non c’è certezza sulle cifre. Insomma, grossa confusione a Chinatown.
 

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