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Prato, minacciò la vicina di casa con una pistola: condannato il settantenne
Fu arrestato per tentato omicidio, dovrà risarcirla con 10.000 euro
PRATO. Non fu un tentato omicidio, ma quella pistola poteva sparare. Queste le conclusioni del giudice Leonardo Chesi al processo nei confronti di Pasquale Gilio, il settantenne che lo scorso 25 agosto puntò una pistola contro i vicini di casa al culmine di una furiosa lite nella corte interna di un’abitazione di via Sabotino, a Narnali.
L’imputato, difeso dall’avvocato Luca Betti, ha scelto di farsi processare col rito abbreviato ed è stato condannato a un anno e due mesi di reclusione per minacce aggravate dall’uso dell’arma e detenzione abusiva della pistola. All’inizio, sulla base del racconto dei vicini di casa, Vito Cercone e la moglie Loredana Caccavella, Gilio era stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di tentato omicidio. Cercone infatti aveva raccontato di aver sentito lo scatto del “cane” della pistola e pensò che l’arma si fosse inceppata.
La difesa invece sulla base di una perizia balistica ha sostenuto che quell’arma era così vecchia che non poteva sparare. Una perizia dell’accusa, che evidentemente ha convinto il giudice, sostiene che la pistola poteva sparare. È stata fatta una prova con una cartuccia a salve, che è esplosa azionando manualmente il “cane”.
La lite tra i vicini era nata a causa dei lavori che Cercone e la moglie stavano facendo nella corte interna per consentire un migliore accesso alla resede per la suocera che è inferma. Lavori che avevano a tal punto infastidito Pasquale Gilio da fargli perdere la testa e minacciare i vicino con la pistola.
La pena è relativamente mite, ma Gilio è stato anche condannato a risarcire i coniugi Cercone con 10.000 euro. L’avvocato di parte civile, Adriano Di Falco, ha insistito perché Gilio venisse condannato per tentato omicidio, ma non è riuscito a convincere il giudice.
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