Il Tirreno

Prato

L’emergenza

Alluvione a Prato, ora il Buzzi tende una mano alle aziende danneggiate

di Maria Lardara
Alluvione a Prato, ora il Buzzi tende una mano alle aziende danneggiate

Il preside: «Venite qui per test e piccole campionature». In dirittura d’arrivo il corso di formazione per imparare a usare i telai manuali che piacciono alle griffe

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PRATO. Da una parte i telai manuali che hanno fatto la storia del distretto e oggi sono un gioiello prediletto dalle grandi griffe, dall'altra i telai meccanici super moderni e digitalizzati. Moustapha, Carlo, Lamin, Rafj e sette altri corsisti si aggirano fra queste macchine che da poco hanno imparato a maneggiare. È l'area laboratorio dell'istituto tecnico Buzzi dove sembra quasi di stare in una tessitura in attività, non certo in una di quelle che oggi sono alle prese con macchinari alluvionati e inutilizzabili. A lanciare un’ancora di salvataggio verso quelle imprese che avessero necessità di realizzare piccole campionature, prototipi e test sui prodotti è proprio l’istituto tecnico Buzzi che apre le sue porte agli imprenditori con i capannoni inagibili. «La nostra scuola c’è, tende la mano alle imprese del distretto – fa sapere il preside Alessandro Marinelli – Non abbiamo certamente i numeri e le dimensioni per poter avviare una produzione ma i nostri macchinari sono a disposizione per piccole campionature e test lungo tutte le fasi della filiera: tessitura, filatura, maglieria, analisi chimiche. In questo momento difficile vogliamo lanciare un messaggio di solidarietà e collaborazione ».

Campeggiano in bella vista dieci telai a mano, come quelli che fanno gola ai grandi marchi del lusso che ne hanno bisogno per piccole produzioni di nicchia. In questi locali è in dirittura d’arrivo il corso di formazione gratuito per dodici addetti alla tessitura su telai manuali promosso dal Buzzi in collaborazione con Openjobmetis, per un totale di 250 ore di formazione di cui 202 di pratica nei laboratori dell’istituto dove sono stati rimessi in funzione undici telai a mano oltre alla riproduzione di uno del '400: un’opportunità colta da sette stranieri e quattro italiani, a dimostrazione di quanto il lavoro di tessitore, assistente alla tessitura o annodino, sia ormai più appetibile per chi arriva in Italia con in tasca un passaporto del Camerun, Senegal, Costa d’Avorio, Bangladesh. Dietro i volti degli aspiranti tessitori scorrono le storie di chi un lavoro lo ha perso o cambiato nel corso del tempo, di chi aveva mollato il tessile dieci anni fa per poi riabbracciarlo a 50 con tante incognite perché la fabbrica che un tempo gli dava il pane oggi non c’è più. Come Carlo, che una volta lavorava dal Franchi. Dopo una parentesi decennale nel facchinaggio di cooperativa, ha deciso di rimettersi in gioco. «Nel mondo delle cooperative – racconta – si guadagna troppo poco. Ho rispolverato competenze che avevo già». Nozioni di telai manuali ma anche meccanici per una formazione più ampia sulla tessitura. Ieri mattina tre aziende in visita al Buzzi hanno fatto colloqui ai ragazzi. Fra questi Rafj, bengalese, che nel suo curriculum ha un’esperienza di magazziniere mentre è originario del Camerun Fank Miguel con un passato nell’edilizia. Oggi nel tessile l’offerta abbonda ma la domanda lascia a desiderare: l’obiettivo è collocare gli undici neo tessitori entro dicembre. «Dall’osservatorio delle nostre filiali a Prato e Montemurlo si registra una difficoltà nel reclutamento di personale – sottolinea Elena Parigi, responsabile d’area di Openjobmetis – Stiamo seguendo il ricambio generazionale delle aziende e, se un gruppo di candidati dovesse farsi avanti, saremmo pronti ad attivare corsi di formazione mirati».
 

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