Il Tirreno

Prato

L’allarme

Camorra e ‘ndrangheta vogliono usare Prato come una “lavanderia”

di Paolo Nencioni

	Il prefetto di Prato Adriana Cogode
◗
Il prefetto di Prato Adriana Cogode

Parla il prefetto Cogode: «Guardia alta contro le infiltrazioni mafiose»

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. «Bisogna far capire che lo Stato c’è» dice il prefetto Adriana Cogode. Un’affermazione apparentemente lapalissiana, ma che acquista un senso profondo se riferita a un rischio concreto, quello delle infiltrazioni mafiose nel tessuto economico del distretto industriale pratese.

Negli ultimi sei mesi il prefetto ha firmato sette interdittive antimafia nei confronti di altrettante società, che vanno a sommarsi alle nove disposte da quando si è insediata a Prato: 16 interdittive in meno di tre anni, dunque.

Sono tante? Sono poche? «Dipende dal peso che vogliamo dargli – ragiona il prefetto – Direi che il numero è alto, perché anche se fossero state meno, questo non deve succedere in un territorio caratterizzato da una bella economia. A segnali di questo tipo bisogna fare attenzione, e il prefetto deve prendere provvedimenti».

Le interdittive sono divieti a contrattare con la pubblica amministrazione per società che non necessariamente siano coinvolte in procedimenti penali per associazione di tipo mafioso o concorso nelle stesse. Basta che ci sia il fondato sospetto di possibili infiltrazioni della criminalità organizzata, anche se i soci non sono indagati. Sono provvedimenti preventivi, anticipatori, perché spesso l’esito di un procedimento penale può arrivare quando i buoi sono già scappati dalla stalla.

A Prato, spiega il prefetto Cogode, il pericolo arriva fondamentalmente da ’ndrangheta e camorra, mentre solo una delle interdittive è stata firmata per il rischio di infiltrazioni di Cosa nostra. Hanno retto quasi tutte ai ricorsi amministrativi, solo la prima, perché nel frattempo era caduto il procedimento penale.

I settori più interessati dalle infiltrazioni sono la logistica, la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti e come prevedibile l’edilizia.

A Prato fondamentalmente gli appetiti delle organizzazioni criminali si possono tradurre con una semplice parola: riciclaggio. Qui è raro che ’ndrangheta o camorra abbiano in mente di condizionare gli appalti per favorire i propri affiliati. Vogliono ripulire i proventi illeciti che hanno fatto altrove, magari proprio col condizionamento degli appalti o col classico traffico di sostanze stupefacenti o con le estorsioni. E qui trovano un tessuto economico che in certi casi si è dimostrato permeabile e accondiscendente a funzionare da lavanderia.

Alcune delle 16 interdittive sono scaturite dagli sviluppi dell’inchiesta China Truck, una guerra tra bande cinesi per il controllo della logistica, anche se finora non è stata mai pienamente dimostrata un’associazione mafiosa cinese con base nel distretto. E anche se finora non risulta radicata in provincia una cosca, un clan o una ’ndrina delle tre mafie tradizionali.

«Con l’arrivo dei fondi Pnrr – avverte il prefetto Cogode – bisogna stare ancora più attenti. La prevenzione fa sì che le infiltrazioni diminuiscano, arriva un messaggio di deterrenza. Dobbiamo alzare i muri e arginare il fenomeno».

E serve la collaborazione di tutti. «In primo luogo delle stazioni appaltanti – spiega Adriana Cogode La Prefettura non può lavorare da sola. Bisogna abituarsi a segnalare». 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa