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Violenza alle Spiagge Bianche: una giovane accusa un coetaneo di Prato
Sotto processo un ventiquattrenne che vive e lavora in provincia di Prato
PRATO. L’avrebbe violentata in una tenda da campeggio sulle Spiagge Bianche. «Mi ha stuprata», le parole della venticinquenne a un amico che l’ha raggiunta e soccorsa pochi minuti dopo l’accaduto.
Per questo un cittadino ucraino di 24 anni residente nel Pratese, dove lavora nel settore delle spedizioni – Il Tirreno ne mantiene l’anonimato per non rendere identificabile la vittima, con cui in passato il giovane avrebbe avuto anche una breve relazione – è a processo per violenza sessuale nei confronti di una donna di Prato, originaria della Romania, che ora vive all’estero e ha deciso di non costituirsi parte civile.
I fatti sarebbero avvenuti nella notte fra il 4 e il 5 giugno del 2020, appena il Governo allentò le restrizioni imposte dalla pandemia. Doveva essere solo una gita al mare quella fra i quattro amici, che si erano ritrovati nel pomeriggio al casello autostradale di Calenzano, in provincia di Firenze, per partire in auto e in moto con le tende e trascorrere la notte a Rosignano, per poi rilassarsi al mare anche il giorno successivo. Arrivati sulla costa verso le 22, però, tre dei quattro componenti della comitiva iniziano a bere alcolici, inclusi la donna e il giovane ucraino. Vanno a fare il bagno in mare poi, dopo essere tornati in tenda e quando i due rimangono un attimo da soli, avviene quello che per la donna è uno stupro, un rapporto sessuale completo non consenziente. Una versione opposta a quella dell’imputato, difeso dall’avvocato Fabio Ercolini. «Li ho lasciati da soli per un lasso di tempo che non ricordo, da cinque minuti e mezz’ora – sono state le parole di uno dei quattro in aula, uno dei giovani che all’inizio si trovava con loro in tenda – ma quando sono tornato e lei ha detto basta, lui ha immediatamente smesso». Una versione, quest’ultima, che diverge da quella resa ai carabinieri di Rosignano Solvay dalla vittima, per la quale il rapporto sessuale è stato contro la sua volontà.
Al processo, che è stato aggiornato per la prosecuzione, hanno testimoniato un amico della ragazza e la dottoressa dell’ospedale di Cecina che per prima la visitò riscontrandole un arrossamento intorno al collo ma nessuna lesione nelle parti intime.
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