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Prato, Cagol e Bini Smaghi snobbano la Regione che indaga sul Pecci: disertata la convocazione

di Paolo Nencioni
Prato, Cagol e Bini Smaghi snobbano la Regione che indaga sul Pecci: disertata la convocazione

L’ira del consigliere Massimo Baldini (Lega): «Inaccettabile, dopo quello che sta venendo fuori sulla gestione»

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PRATO. Il direttore del museo Pecci, Stefano Collicelli Cagol, e il presidente della Fondazione per le arti contemporanee, Lorenzo Bini Smaghi, non hanno risposto alla convocazione della Commissione Controllo del Consiglio della Regione che ieri si è occupata del caso Pecci, il disavanzo di 330.000 euro e i due licenziamenti poi ritirati dalla Fondazione. Un’assenza che fa rumore, quella di Cagol e Bini Smaghi, dopo le roventi polemiche degli ultimi giorni sulle “spese pazze” del Pecci e il braccio di ferro coi sindacati sui due licenziamenti.

E la conferma, forse, che il museo Pecci resta un corpo estraneo in una città che, al di là delle parole, non l’ha mai troppo amato. Un museo che però continua a consumare fondi pubblici senza mai avvicinarsi a un pareggio sulla base delle presenze di visitatori.

Assenti Cagol e Bini Smaghi, che avrebbero dato la disponibilità a esserci il 9 ottobre, con comodo, si è presentata Elena Pianea, responsabile della direzione Beni, Istituzioni, Attività Culturali e Sport della Regione, che ha fatto un resoconto dettagliato sugli ultimi anni di gestione del Pecci, spiegando che «il contributo ordinario della Giunta è stato pari a 600mila euro nel 2021, 650mila per il 2022 e che per il 2023 oltre ai 650mila è previsto un contributo aggiuntivo di 100mila euro: 250mila sono stati già anticipati con la prima variazione di bilancio. ».

Sulla richiesta di una valutazione della situazione economico-finanziaria della Fondazione fatta dal presidente della commissione, Alessandro Capecchi (FdI) , la direttrice Pianea ha detto «che gli scopi statutari non sono mai venuti meno e che si tratta di una struttura solida e competente con personale articolato e qualificato». ’«La crisi del bilancio – ha aggiunto – è determinata molto dall’aumento dei costi dell’energia». Pianea che non è entrata nel merito dei contenziosi e della gestione delle spese della ex direttrice del Pecci Cristiana Perrella, ha spiegato che «nel nuovo consiglio d’amministrazione la nomina di un posto spetterà alla Regione Toscana come socio sostenitore della Fondazione».

Per Massimo Baldini, consigliere regionale della Lega e membro della commissione, quello di Bini Smaghi e Cagol è «un ritardo inaccettabile visti i fatti che si stanno dipanando giorno dopo giorno, non solo a seguito dei licenziamenti dei lavoratori, poi giustamente revocati a furor di popolo, o del disavanzo di bilancio di ben 330. 000 euro e delle critiche sulla gestione delle spese, ma anche in virtù delle recenti acquisizioni dei verbali del Cda che parrebbero aver messo in luce gli enormi costi della transazione Perrella già definita da tempo malgrado le sorprendenti dichiarazioni difformi fornite dal presidente Bini Smaghi».

«È evidente – dice Baldini – che si vuole sopire, anestetizzare, una vicenda che crea molto fastidio sia al Pd di Prato che a quello regionale, ma che ormai è esplosa in tutta la sua gravità. Basta guardare ai numeri del bilancio, sia in termini di costi che di sostegni pubblici e confrontarli con quelli delle presenze al Pecci per capire che in qualsiasi ambito privato questi amministratori non durerebbero un giorno di più al loro posto». Per questo Baldini ha chiesto che vengano convocati anche il sindaco di Prato Matteo Biffoni e il presidente della Regione Eugenio Giani.
 

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