Gioco
Prato, Nardella tende una mano al Pecci. «Pronti a una collaborazione forte»
Prove di salvataggio, nel segno di un asse col museo del Novecento
PRATO. Firenze chiama Prato, Prato nicchia. È sempre bufera sul Pecci (ieri pomeriggio audizione dei rappresentanti sindacali in commissione 6) alle prese con crisi finanziaria e licenziamenti improvvisi, mentre a Firenze il museo del Novecento diretto da Sergio Risaliti viaggia alla grande macinando progetti e mostre nuove (ieri conferenza stampa sui prossimi eventi, compresa una mostra su Mapplethorpe dal 22 settembre). E se un asse Firenze – Prato nel nome dell’arte fosse la soluzione per il Pecci? Una mano tesa per il salvataggio del centro è arrivata dal sindaco di Firenze Dario Nardella introducendo la conferenza stampa al museo del Novecento. «Guardiamo al destino del museo Pecci con interesse e vicinanza – ha detto –. Qualsiasi decisione prendano gli attori pubblici noi siamo disponibili a inaugurare una stagione di collaborazione forte, perché ho sempre creduto nella collaborazione tra le due città».
Come collaborare però? Sergio Risaliti è in corsa per succedere a Schmidt agli Uffizi. È pratese e dal 2018 guida il museo del Novecento. Le vicissitudini del Pecci non gli passano inosservate ma, anzi, lo vedrebbero all’opera come tessitore di alleanze fra le due realtà magari nell’ottica di una direzione unica. Propositi di cui Risaliti non avrebbe fatto mistero ai margini della conferenza stampa di ieri. In questi giorni i telefoni sono bollenti: si rincorrono contatti con i nomi che contano negli ambienti dell’arte contemporanea per trovare adepti in questo possibile disegno unificatore.
Il “tessitore” Risaliti ha telefonato anche a Irene Sanesi, ex presidente del della Fondazione per le arti contemporanee in Toscana (il soggetto gestore del centro Pecci) dal 2016 al 2019, ma un tentativo sarebbe stato fatto anche con il celebre collezionista Giuliano Gori. Ben vengano le sinergie, dice il sindaco Matteo Biffoni confermando queste “manovre” dietro le quinte, «ma nessuno ha dato incarichi a Risaliti». Fermo restando la stima nei suoi confronti per il grande lavoro al museo del Novecento, il primo cittadino ammette di cascare dalle nuvole. «Non si sa a che titolo vada a parlare. Detto ciò, non ho competenze sull’arte ma trovo normale, anzi proficuo, che fra musei si dialoghi. Se Risaliti ha delle idee, come organizzare delle mostre comuni, non sarebbe male se le condividesse con il sindaco e l’assessore alla cultura». Possibile che ci sia stato già un confronto con il direttore del Pecci Stefano Collicelli Cagol. Interpellata dal Tirreno, Irene Sanesi conferma di avere avuto un avvicinamento da Risaliti ma l’ex presidente del Pecci (di cui ha lasciato in ordine i conti nel 2019) si tirerebbe fuori dalla partita pur condividendo il ragionamento sull’alleanza vitale con Firenze per promuovere l’arte contemporanea. Non è detto che vadano in porto tutti questi tentativi lungo l’asse Prato-Firenze. In commissione controllo e garanzia sono stati sentiti Alessio Bettini della Fp Cgil e Patrizia Pini della Uil Fpl, aspettando l’audizione del presidente del Pecci Bini Smaghi che potrebbe tenersi il 28 settembre (la prima data in cui questi si è reso disponibile, quasi un mese dopo rispetto alle proteste per i licenziamenti). Malumori prima della commissione: il presidente Soldi ha fatto sapere che il presidente del consiglio comunale Gabriele Alberti gli aveva chiesto di riflettere sulla legittimità della convocazione. Soldi ha tirato dritto. «C’era già stato un precedente nel 2020 in seguito a un’agitazione sindacale al Polimoda. Si nota una contraddizione interna forte al Pd visto che alla fine la maggioranza mi ha ringraziato pubblicamente per il lavoro svolto».
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