Sicurezza
Prato, la carica degli aspiranti bidelli. La laureata, l’ex commesso, l’idraulico: tutti in cerca di un “piano B”
Si sono presentati in 400 per 150 posti disponibili: le storie di precari che cercano un’alternativa
PRATO. La super laureata che una volta aveva ruoli di responsabilità in una Ong ma senza quei diritti che invece ha scoperto con un contratto da custode. Il 44enne idraulico che sente il bisogno di un “piano B” perché nella vita non si sa mai. L’ex commesso con in tasca un diploma dell’alberghiero e che all’alberghiero vorrebbe tornare. Storie di precari che s’incrociano sui corridoi dell’istituto Buzzi durante la lunga maratona dei supplenti per un incarico annuale. Che la coperta sia corta si capisce subito varcando la soglia dell’aula magna: circa 150 posti da assegnare a fronte di 400 aspiranti supplenti tra quelli convocati dai singoli istituti. Le operazioni vengono gestite dal coordinamento dei presidi, la rete Rispo. Poco attrattivi quest’anno gli incarichi offerti vista la molteplicità di spezzoni orari (si parla anche di 12 ore settimanali) che hanno scoraggiato gli spostamenti fuori regione: il gioco non vale la candela. Su tutte le furie la Flc Cgil per questa giungla di “contratti spezzatino”. D’altro canto, di fronte ai pochi posti in deroga autorizzati dall’ufficio scolastico (47 custodi, cinque amministrativi e cinque tecnici), per i presidi spezzare gli orari diventava una scelta obbligata per garantire le aperture e chiusure delle scuole. Attacca la segretaria Filomena Di Santo. «Situazione non dignitosa per i lavoratori perché non permette un trattamento economico adeguato per vivere o pagarsi un affitto alimentando “lavoro povero”».
Mentre sono in corso le assegnazioni, un’altra doccia fredda: l’ufficio scolastico regionale ha concesso in deroga solo cinque custodi e due tecnici in più. Zero amministrativi. Sono dolori soprattutto per gli istituti Iva Pacetti, Pier Cironi e Gandhi, i più a corto di personale. «Numeri insufficienti – tuona Di Santo – deluse ancora una volta le aspettative di Prato».
Fa caldo nell’aula magna e fioccano lamentele per la mancanza del bar (è in corso la gara per l’affidamento da parte dell’istituto). Gli aspiranti drizzano le antenne: prima tocca ai precari con 24 mesi di servizio, poi a quelli di terza fascia. Ad aspettare una chiamata è Margherita Longo, madre di tre figli. Prima del Covid faceva la project manager in una Ong, inquadrata come co.co.co: zero malattia, Tfr, ferie. Ieri ha ottenuto un’assunzione per 36 ore settimanali al Livi fino al 31 agosto. È ancora precaria ma rispetto alla vita precedente questo è precariato “di lusso”. «Ho deciso di lasciare un lavoro ultraqualificato per avere tutele e sicurezze che prima non avevo. Eravamo in pieno Covid e mi posi la domanda: “e se mi ammalo?” La prima esperienza è stata alle De André: ». Lorenzo Gheri invece è assistente tecnico in terza fascia: l’anno scorso ha fatto il supplente al Datini. «Se mi ricapita al Datini accendo un cero alla Madonna», scherza il ragazzo che faceva il commesso in un negozio di giocattoli. Ci prova Ferdinando Amelia: a lui il lavoro non manca, visto che fa l’idraulico. Ma uno spezzone a scuola come tecnico farebbe comodo per arrotondare. «E poi fa punteggio. Qui però le operazioni vanno a rilento» Diversa la storia di Letizia Magnolfi che un lavoro a tempo indeterminato ce l’ha, come custode di ruolo. Ma tenta la sorte come amministrativa. «Le convocazioni sono uno stress: non si sa mai dove si va a finire».
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