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Lavoro e sindacati

Prato, presidio davanti al museo Pecci: «Si ritirino i licenziamenti»

di Ilenia Reali
Prato, presidio davanti al museo Pecci: «Si ritirino i licenziamenti»

Regione e Comune fissano un incontro per il 21, la Fondazione dal 12 settembre. I sindacati: «La mobilitazione continua»

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PRATO. La Regione e il Comune di Prato, soci della Fondazione, hanno convocato un tavolo “di crisi” con sindacati e cda per il 21 settembre. Il Pecci invece ha chiesto a Cgil e Uil di incontrarsi fissando una data a partire dal 12 settembre, data dal rientro del direttore del museo dal Brasile, per affrontare il tema dei due licenziamenti. Due buone notizie, probabilmente ma i sindacati hanno chiesto ai soci pubblici «di anticipare un po’la data» anche perché a quella data sarebbero passate tre settimane dalla notifica del primo dei due licenziamenti. «Siamo stati convocati al tavolo regionale direttamente dal presidente Eugenio Giani», ha detto Patrizia Pini , responsabile enti locali della segreteria Uil Fpl Toscana, che ha fatto notare come «queste procedure avrebbero dovuto essere messe in atto prima dei licenziamenti».

Frasi pronunciate dalla sindacalista durante il presidio, il primo, davanti al Museo Pecci subito dopo l’assemblea dei lavoratori in cui è stato deciso di andare avanti con la vertenza «chiedendo subito la revoca dei licenziamenti e quindi metterci a un tavolo per ridiscutere le problematiche dell’intera fondazione». «Siamo stati convocati, un po’ troppo oltre e per questo abbiamo chiesto un anticipo – ha aggiunto Alessio Bettini della Fp Cgil – e a quel tavolo, che abbiamo richiesto, ci andremo ma dovrà cominciare con le revoche dei licenziamenti».


Posizione scomoda quella del Comune che deve mediare tra il cda, e il suo presidente Lorenzo Bini Smaghi, e i sindacati e tutto il mondo della cultura pratese e della politica. A portare la solidarietà ai lavoratori di questa “astronave” vissuta come “aliena” dai pratesi pur essendo uno dei centri di arte contemporanea più blasonati tra gli addetti ai lavori non mancavano i rappresentanti dei partiti.

«Il Partito Democratico di Prato – ha commentato Marco Biagioni, segretario del Pd – chiede un passo indietro, aprire subito una trattativa con i sindacati e attivare il tavolo di confronto con Comune e Regione per esplorare tutte le possibili soluzioni. Non più tardi di due mesi fa il presidente Bini Smaghi aveva rassicurato la commissione Controllo e Garanzia del Comune di Prato sulla possibilità di chiudere in pareggio il bilancio 2023. Ci chiediamo cosa si accaduto in poco più di un mese per arrivare alla decisione di licenziare due dei 18 dipendenti. In ogni caso, è inaccettabile che i problemi di un ente così importante, sostenuto da ingenti contributi pubblici, debbano ricadere in questo modo su lavoratrici e lavoratori. Oggi al sit-in indetto dai sindacati non c’erano solo i dipendenti e i collaboratori del museo ma anche addetti alle pulizie, operatori culturali, guide turistiche, segno che il Pecci è considerato un patrimonio fondamentale del nostro territorio. Come Pd siamo certi che nei prossimi mesi si potrà aprire un confronto serio e costruttivo sul futuro del Centro, mettendo da parte idee estemporanee o strumentali».

Rita Pieri (Forza Italia) ha ricordato di aver frequentato il Pecci fin da studentessa e quando sia per lei un posto caro. «I dipendenti non possono pagare per una gestione politica fallimentare», ha detto.

«Sessantamila euro – è intervenuta Chiara Bartalini (M5S) – non risolvono il problema di una gestione deficitaria in cui c’è una corresponsabilità della Regione. Non è tollerabile licenziare in modo così aggressivo. Il lavoro e il diritto nel lavoro vanno difesi».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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