Gioco
Palandri: «La villa medicea dovrà attrarre più turisti. Altrove avrebbe 10 volte le visite di oggi»
Poggio a Caiano, il sindaco : «Dico pane al pane, vino al vino. E per questo sono qui»
POGGIO A CAIANO. Ha un sorriso aperto, non si nasconde dietro frasi formali. Quello del “politichese” è per lui un linguaggio sconosciuto tanto da non aver remore ad ammettere che «negli ultimi dieci anni ha votato spesso in modo diverso». Riccardo Palandri un sindaco “alla mano”. E forse proprio questa sua caratteristica “da vicino di casa” l’ha premiato. Con il suo predecessore, Francesco Puggelli, le polemiche, anche dure, non mancano ma, dice, «io non guardo i social». A poco più di 90 giorni dalla sua elezione ha cominciato a prendere confidenza con il Comune per «migliorare tante cose ».
Sindaco, cosa l’ha colpita dell’esperienza amministrativa?
«Sono un imprenditore. E sono abituato a ragionare in un solo modo: “C’è da fare una cosa? Ho i soldi? Sì, lo faccio”. Qui è diverso. In Comune devi confrontarti con tante persone che lavorano alacremente per arrivare a fare quello che serve. Ho tenuto per me la delega al personale e ne sono contento. Si parla spesso dei dipendenti pubblici come dei Checco Zalone. Io qui non ho trovato nessuno “da posto fisso”. Tutti si impegnano per trovare soluzioni spesso complesse. Sono grato a chi lavora in Comune e ci aiuta a portare avanti le nostre idee».
Cosa la sta rendendo orgoglioso di questi primi giorni?
«Ho delegato molte persone perché credo che si debba dare fiducia piena. Io ci sono ma ognuno deve portare avanti le sue cose. Sono però abituato a incontrare tutti e ad essere presente: la capacità di delega e la mia disponibilità hanno trasformato il mio ufficio in un porto di mare. Ed è molto bello».
È pentito di aver accettato?
«Mi chiedono tutti “chi te lo ha fatto fare?” Un giorno mi sono domandato: ma questa è un’occasione che capita spesso? Capita a tutti? E allora chi sono io per dire no?».
Dopo questi primi mesi da sindaco, si è dato una risposta: perché i poggesi hanno scelto lei?
«Sono una persona conosciuta, ho da sempre lottato per il Paese. Non ho interessi privati e non ho interessi politici. È vero che sono stato appoggiato dal centrodestra, e li ringrazierò sempre, ma io sono un civico e sono spinto da un forte amore per Poggio. Poi, credo, abbiano apprezzato la mia schiettezza. Sono un pratesaccio o, visto che siamo qui, un poggioacaianaccio. Dico “pane al pane, vino al vino” ed è piaciuto».
Qual è il primo progetto che farà a settembre?
«C’erano tante cose che avrei voluto fare subito ma mi devo, appunto, scontrare con la burocrazia. Avrei voluto cambiare subito il paese: dalla viabilità al verde. Cosa farò invece? Poco. Ci sono i mesi “tecnici” e quindi le prime cose le vedremo tra un po’. A settembre mi godrò l’Assedio alla villa. Avrei voluto fare il figurante, ma mi hanno detto che il sindaco non può farlo».
E quindi?
«Ci ho rinunciato. Intanto stiamo preparando un bel progetto per Natale che sta portando avanti il capogruppo della maggioranza in consiglio comunale Renzo Breschi, un evento carino che attrarrà persone da fuori. Vorremmo fare una sorta di città di Babbo Natale per i bambini e per adulti. Ogni zona di Poggio a Caiano ospiterà un evento».
Per cosa vorrebbe essere ricordato come sindaco di Poggio ?
«Ho parlato di viabilità e turismo fin dal primo giorno. Vorrei che questa città diventasse una città turistica con un afflusso sostenibile, utile a dare benefici alla città e ai commercianti. Abbiamo questa villa meravigliosa che in un’altra parte del mondo avrebbe dieci volte le visite che ha. Abbiamo il museo Soffici, una brava direttrice, le Scuderie medicee. Ho chiamato tutti coloro che si occupano di cultura, insieme all’assessore Diletta Bresci, e ho dato un mese di tempo per “sbalordirmi”. Vorrei mi preparassero numerose proposte: dalle più tradizionali alle più buffe per tirar fuori tutti i progetti».
Qual è il progetto a cui tiene di più?
«Il polo sportivo è un mio sogno. Una struttura dedicata ai giovani, un luogo dove ritrovarsi, dove fare attività. È un progetto che non potrà fare l’amministrazione pubblica da sola, dovremo coinvolgere i privati. Il secondo è lavorare sull’edilizia pubblica: è abbandonata. Non è stato fatto l’ordinario. Abbiamo un cimitero in buona parte chiuso, il palazzetto dello sport con grossi problemi tanto che si è reso necessario prendere provvedimenti, nelle palestre ci sono infiltrazioni».
Non sarà facile trovare le risorse per tutto...
« Con “giovani 21” vorrei trovare persone che seguono i bandi: che li strutturino per partecipare e vincere. Faremo un concorso per selezionare chi può farlo. Creeremo uno sportello a cui i giovani potranno rivolgersi per domande sul mondo della scuola e sugli sbocchi occupazionali».
Cosa dovrebbe fare il centrodestra a Prato?
«Il centrodestra deve presentarsi unito e scegliere un candidato che ispiri fiducia. Credo che a Prato ci sia una persona così. Io un’idea ce l’avrei».
Di chi sta parlando?
«Non farò il nome neppure sotto tortura».
Qual è il suo rapporto con gli altri amministratori della provincia, tutti sostenuti dal centrosinistra?
«Ho invitato a Poggio in vetrina a cena gli amministratori degli altri Comuni. L’ho fatto per intrecciare rapporti e non rischiare di lavorare a compartimenti stagni. Con Carmignano abbiamo fatto una riunione insieme agli assessori per portare avanti progetti, a partire dal turismo. I rapporti sono buoni, il sindaco di Carmignano pur avendo anche idee diverse dalle mie, la pensa come me. Insieme possiamo fare cose utili alle comunità».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
