Il Tirreno

Prato

La storia

Prato, ottiene la cittadinanza italiana va al bar e offre il caffè alla postina e a una sconosciuta

di Maria Lardara

	Il selfie scattato da Laura Anastasia con Emanuele dopo il caffè offerto
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Il selfie scattato da Laura Anastasia con Emanuele dopo il caffè offerto

La felicità di Emanuele in un gesto semplice ma carico di significato

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PRATO. Ci sono traguardi che nella vita vanno festeggiati. Non importa come o con chi, se si organizza all’ultimo minuto o se non si organizza proprio.

La felicità di Emanuele, “nuovo italiano” di origine nigeriana fresco di giuramento sulla Costituzione per aver ricevuto la cittadinanza italiana, è esplosa davanti a una tazzina di caffè fumante in un caldo pomeriggio di luglio davanti a un bar a conduzione cinese di via del Cilianuzzo. Anzi, tre tazzine.

Perché il rito del caffè è stato condiviso dal neo figlio del Belpaese con due sconosciute: Laura Anastasia e la postina della zona di Coiano.

Offerto da Emanuele per salutare la cittadinanza italiana conquistata il giorno prima dopo un lungo e faticoso percorso per il riconoscimento. E festa sia sulla soglia di un condominio di via del Cilianuzzo.

Laura ed Emanuele non si conoscevano di certo mentre la postina di Coiano era stata vista nei paraggi dal ragazzo altre volte. Il caso ha voluto che Laura si trovasse con l’auto parcheggiata davanti a casa di Emanuele, proprio vicino al bar, nel tentativo di rintracciare la postina che pochi minuti prima le aveva lasciato nella cassetta un avviso di raccomandata (nonostante fosse in casa). Mentre la portalettere stava frugando nella posta per cercare la raccomandata di Laura, si presenta Emanuele, anche lui pronto a interrogare la postina se avesse o meno lettere per lui. Poi la proposta spiazzante: «Vi posso offrire un caffè? ».

L’invito a sorpresa è stato declinato lì per lì dalle due donne intente a discutere sulla raccomandata in questione con tanto di risposta al giovane estraneo del tipo “Guarda, non è giornata”. Faceva caldo e poi, in fin dei conti, chi era quello? “Quello” non si è arreso, è entrato al bar per poi uscire con un vassoio di tazzine sotto il solleone. «Bisogna festeggiare – ha detto il ragazzo – da ieri sono cittadino italiano».

Risolto il mistero.

A quel punto il brindisi ci stava tutto e l’incredulità generale si stemperava via via in un mondo in cui ci si guarda sempre meno negli occhi perché si corre sempre, scandito dai ritmi del tran tran quotidiano. I tre si sono fermati a chiacchierare e gli occhi di Emanuele brillavano per la felicità mentre riportava le tazzine vuote al bar. E così il sentimento di estraneità di fronte a quel ragazzo che suonava più o meno come “che vuole questo? ” si è tramutato in un momento di gioia condivisa.

«È stato un attimo passare dall’arrabbiatura per la postina che pochi minuti prima non mi aveva suonato alla felicità inaspettata per il diritto conquistato da quel ragazzo prima d’ora sconosciuto – racconta Laura – Ci siamo lasciati con la promessa che ci rivedremo presto».


 

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