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Politica

Prato, oltre 700 cittadini rimarranno senza il reddito di cittadinanza

di Maria Lardara
Il deputato Marco Furfaro, il segretario della Federazione del Pd Marco Biagioni e il vice sindaco Simone Faggi
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Il deputato Marco Furfaro, il segretario della Federazione del Pd Marco Biagioni e il vice sindaco Simone Faggi

Incontri del Pd al villaggio Gescal: «Beffa social card, sono briciole»

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EMPOLI. Senza casa e senza fonte di sostentamento. Mamma single di quattro figli da tirare su, lasciata sola dal compagno. Se prima questa donna bussava alla porta del Comune per avere un tetto, ora la situazione si complica per la perdita dell’unico sostegno economico: il reddito di cittadinanza. È uno dei tanti esempi di “povertà” con cui il vicesindaco Simone Faggi, delega al sociale, si confronta tutti i giorni negli uffici di via Roma. A dire addio al reddito di cittadinanza nella seconda metà del 2023 saranno 742 residenti a Prato, beneficiari dello strumento che verrà abolito dal governo Meloni nel 2024 (il nuovo assegno di inclusione, destinato a nuclei con disabili, minori e over 60, ha criteri più stringenti): di questi, già oggi restano scoperti 250 soggetti mentre altri hanno come illusorio salvagente quello della Social card che vede un sostegno una tantum di 383 euro per fare la spesa fino alla fine dell’anno.

Un bonus che, secondo il parlamentare Pd Marco Furfaro, «non va a intercettare davvero chi è in difficoltà (requisito Isee fino a 15mila euro, ndr) e non andrà a tutti i nuclei familiari escludendo single e coppie». La beffa della Social card viene considerata tale anche dal vice sindaco Faggi. «Misura scollegata dal territorio, briciole che servono a dare risposte di carattere strumentale e ideologico». Il contrasto alla povertà è a monte, insiste il segretario provinciale Marco Biagioni, reduce ieri dagli incontri con le persone al mercato del villaggio Gescal. «Serve un forte intervento per dare autonomia alle persone, a partire dal salario minimo a 9 euro l’ora che sosteniamo a gran voce», rimarca Biagioni.

Altra tegola per la tenuta del tessuto sociale: il taglio nazionale del fondo affitti e morosità incolpevole che a Prato ha permesso di aiutare 821 famiglie nel 2022. I dolori arriveranno nel 2023 quando, con i nuovi parametri stabiliti a livello nazionale, saranno tagliate fuori 150 persone. «Siamo preoccupati per la pressione esplosiva che si prospetta per l’autunno. Il Comune ha fatto delle scelte di contenimento e sostituzione delle scelte del governo che però non sono certamente sufficienti a coprire un gap così importante». Si tratta di misure di compensazione per le quali il Comune si è frugato in tasca, inserendo risorse aggiuntive per 200mila euro nella prossima variazione di bilancio (contributo “scanso sfratto”), 400mila euro di fondi residui del 2022, oltre allo stanziamento già previsto di 250mila euro. «Per il 2023 la copertura c‘è – assicura Faggi – Le famiglie si accorgeranno nel 2024 di come le scelte del governo vadano a impattare sulla carne viva della gente. Chiediamo di reintrodurre il fondo affitti e di arrivare a un numero congruo di quote sanitarie nelle Rsa».

A tal proposito, Faggi ha annunciato l’aumento di venti posti in convenzione così da abbattere le liste nelle Rsa che arrivavano a 70 anziani in attesa, possibile grazie a un intervento di 150mila euro per il pagamento delle quote sociali.

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